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‘O surdato ‘nnammurato: un messaggio di pace e speranza

Categoria: Canzone napoletana classica
Data inserimento: 14 novembre, 2011
Autore: Lo Guarracino

Qualcuno ha definito la guerra come “il massacro di persone che non si conoscono, per conto di persone che invece si conoscono ma non si massacrano”. Forse non c’è definizione più appropriata. Leggendo la storia, mi rendo conto che essa è – purtroppo – una lunga ed ininterrotta serie di questi massacri. E mi chiedo come sarebbe il mondo se gli uomini, tutti gli uomini, si sforzassero di capire. Se ognuno di loro si assumesse le proprie responsabilità, uscisse allo scoperto e si impegnasse attivamente ogni giorno per migliorare il mondo che lo circonda. Perché sia ben chiare che vari dittatori e cattivi politici, sui quali scarichiamo le responsabilità di queste tragedie, sono solo il risultato della nostra apatia, del nostro egoismo e della nostra stupidità.

Certo, una canzone è solo una canzone. A volte però può diventare qualcosa di più. È questo il caso di ‘O surdato ‘nnammurato, canzone che fu scritta dal poeta Aniello Califano e musicata dal maestro Enrico Canino nel 1915, l’anno in cui scoppiò la prima guerra mondiale. Una canzone straordinaria, sia per il testo che per la musica.

soldati-trinceaAlmeno in apparenza, in essa non non c’è nessuna critica all’evento bellico – ovviamente la censura dell’epoca non lo avrebbe permesso. Anzi non se ne fa proprio menzione. Se non fosse per la parola “surdato” all’interno del titolo nemmeno si capirebbe che lo scenario è quello di un conflitto armato. Ciò nonostante, o forse proprio per questo, ‘O surdato ‘nnammurato riesce a trasmettere un sincero messaggio di speranza e di pace come solo poche altre canzoni sono riuscite a fare!

La storia è quella di un soldato al fronte che soffre per la lontananza della donna amata. Sarebbe stato facile per l’autore cedere alla tentazione di vestire quel soldato con panni italiani. E invece no. Nessuna retorica patriottica. Addirittura non ci sono riferimenti neanche a un’epoca precisa. Questo conferisce alla canzone un carattere di grande universalità.

Non si chiede il soldato perché si trovi lì al fronte né se ciò sia giusto o sbagliato. Potenza dell’amore, per lui la guerra è soltanto l’ostacolo che lo tiene lontano dalla donna di cui è innamorato. Ecco la chiave di lettura della canzone: la guerra come impedimento all’amore. Basta! Per modo di dire basta. Perché in questa visione c’è tutta la follia e la stupidità delle guerre.

A leggerne il testo verrebbe da pensare a una canzone triste: “Staje luntana da stu core, a te volo cu ‘o penziero … Scrive sempe e sta’ cuntenta: io nun penzo che a te sola…”. Ma non è così. Le canzoni non sono fatte di solo testo, ma di testo e musica. E più che lette vanno ascoltate. ‘O surdato ‘nnammurato è una canzone straordinariamente allegra ma soprattutto colma di speranza. Ci si rende conto di questo ogni volta che si arriva al ritornello.
Qui avviene una sorta di magia: una piccola parola come “Oje” – tipicamente napoletana – si aggrappa saldamente ad una lunga nota di LA (divenuta eccessivamente lunga per i puristi) che preclude la parola successiva “vita”. Quest’attesa produce nell’ascoltatore una tensione positiva, un grande accumulo di energia, che si libera in una esplosione di gioia sulla parola “vita”. È l’apoteosi: la speranza che vince sulla paura, l’amore che vince sulla violenza!

Oje vita, oje vita mia…Oje core ‘e chistu core… Si stata ‘o primmo ammore… E ‘o primmo e ll’ùrdemo sarraje pe’ me!

È praticamente impossibile astenersi dal cantare questo ritornello. È come un rito non scritto che si ripete ogni volta: arrivati a questo punto tutti i presenti cominciano a cantare. È straordinario il suo potere aggregativo. Non a caso è la canzone più cantata dai tifosi napoletani allo stadio. Nel 2011 Roberto Vecchioni (brianzolo figlio di napoletani) l’ha portata sul palco di Sanremo: un successo strepitoso, sembrava di stare a Napoli! Vecchioni ha poi meritatamente vinto l’edizione del festival con Chiamami ancora amore, una canzone bellissima che, tra l’altro, ha molte affinità proprio con ‘O surdato ‘nnammurato.

A dire il vero i puristi della canzone napoletana asseriscono che andrebbe cantata sommessamente. Io non sono d’accordo! Non me ne vogliano, ma credo che sarebbe un crimine.

Un’ultima curiosità: entrambi gli autori, Aniello Califano ed Enrico Canino, furono esonerati dal servizio militare.

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