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‘O sole mio, la canzone più famosa dell’universo

Categoria: Canzone napoletana classica
Data inserimento: 7 agosto, 2012
Autore: Lo Guarracino

‘O sole mio è la canzone più cantata, più suonata, più ascoltata, più tutto … di tutti i tempi. L’hanno eseguita tutti i cantanti, in tutte le lingue, da quelli lirici a quelli blues; la più grande interpretazione rimane però quella di Enrico Caruso, colui che più di ogni altro ha contribuito a renderla famosa in tutto il mondo.

Jurij GagarinÈ stata cantata in ogni angolo della terra ma anche nello spazio cosmico: da Jurij Gagarin, il primo astronauta a viaggiare nello spazio. Durante quel suo memorabile viaggio, il 12 aprile 1961, scelse di intonare proprio ‘O sole mio. L’ha canticchiata perfino un Papa: Giovanni Paolo II nel 2002 in visita ad Ischia per il suo ottantaduesimo compleanno.

E poi l’hanno suonata tutti i musicisti e con ogni tipo di strumento: pianoforte, chitarra, violino, tromba, mandolino, flauto, etc.. Durante le olimpiadi di Anversa nel 1920 la banda musicale smarrì lo spartito dell’inno nazionale italiano. Ma il direttore non si scoraggiò ed in sostituzione fece seguire alla banda proprio ‘O sole mio, che tutti i musicisti conoscevano ovviamente a memoria.

‘O sole mio è la canzone più venduta della storia. Una sua versione inglese, It’s Now or Never (del 1960), è il singolo di Elvis Presley che ha venduto in assoluto più copie, dieci milioni in tutto il mondo. Insomma, ‘O Sole mio è la canzone dei primati.

‘O sole mio è una canzone che è ormai da considerarsi come patrimonio non solo di Napoli e dell’Italia, ma dell’umanità intera. Difficile comprendere il miracolo di quest’opera, il segreto di quel suo successo planetario senza tempo: la semplicità forse o la sincerità o l’arcaico legame che lega l’essere umano con l’astro che da la vita.

Eduardo Di CapuaLa storia di questa canzone è particolare. Pur essendo la canzone simbolo di Napoli, un inno al sole, la sua musica non venne composta a Napoli, ma nella fredda e nebbiosa Russia; per la precisione ad Odessa in Ucraina. Quell’anno infatti, siamo nel 1898, Eduardo Di Capua, è lì in tournèe con il padre di professione violinista; all’epoca i musicisti napoletani erano richiestissimi in tutta Europa. Un giorno, forse per caso, si ricorda che l’amico poeta Giovanni Capurro – noto autore di macchiette – gli aveva dato dei versi da musicare. Tira fuori quel foglietto che aveva in tasca, si siede al pianoforte e compone quella splendida musica.

Giovanni CapurroÈ curioso anche il fatto che quello stesso anno la canzone arriva solo seconda al concorso di Piedigrotta de “La Tavola Rotonda” di Bideri. I due autori l’avevano presentata con la speranza di vincere le cinquecento lire del primo premio. Si dovranno accontentare del secondo premio: duecento lire; da dividere in due! Al primo posto si classifica Napule Bello!

Quelle duecento lire saranno l’unico compenso percepito in vita dai due autori per ‘O Sole mio. All’epoca i proventi andavano tutti all’editore. Entrambi moriranno nella miseria più nera. Eduardo Di Capua dovrà addirittura vendere il suo pianoforte per pagare i debiti e le cure mediche.

Tutt’altra storia invece per la casa Bideri che, a più di un secolo dalla registrazione, continua a percepire le royalties. Nonostante siano passati più di settantanni dalla morte dei due autori la canzone, infatti, non è ancora di pubblico dominio. Questo grazie ad una sentenza del tribunale di Torino del 2002 che ha riconosciuto il maestro Alfredo Mazzucchi, all’epoca allievo di Di Capua, come co-autore della melodia. Mazzucchi è morto nel 1972 e quindi la canzone rimarrà sotto copyright fino al 2042. Lo stesso discorso vale anche per altre melodie scritte da Di Capua in quel periodo: I te vurria vasà e Maria Marì, etc…

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