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Ma tu vulive ‘a pizza

Categoria: Canzone napoletana classica
Data inserimento: 30 novembre, 2011
Autore: Lo Guarracino

Lo confesso sono un irriducibile mangiatore di pizze. O meglio, di pizza Margherita. Perché per me la pizza è solo la Margherita. Solo con quella si capisce la vera caratura di una pizzeria. Mi accorgo se una margherita è buona solo guardandola. Praticamente in una pizzeria o ci entro una volta soltanto o divento cliente fisso! Se vi trovate a passare per Napoli non rinunciate a questa delizia. Magari vi do io qualche dritta!!


La storia della pizza è alquanto curiosa. Nata come umile pietanza per sfamare il popolino – un po’ di pasta condita solo con pomodoro, olio, aglio e origano – è stata, nel corso degli anni, oggetto di attenzioni da parte di illustri personaggi della storia.

pizza-margheritaIl primo di questi incontri risale al 1843 quando sul trono di Napoli sedeva re Ferdinando II con sua moglie Maria Teresa. Stufi di mangiare sempre quei “soliti” cibi sofisticati, ai due sovrani venne voglia di qualcosa di diverso; così per evadere dalla routine. Chiesero allora di mangiare proprio delle pizze, quelle stesse che si vendevano agli angoli delle strade popolari di Napoli. Come dice un proverbio, la semplicità è l’ultima forma della sofisticazione. Vennero subito accontentati, ovviamente. Per soddisfare quel real capriccio culinario fu immediatamente approntato un forno nel bosco della reale reggia di Capodimonte – dove i sovrani alloggiavano – e prelevato un pizzaiolo per quella bisogna. Immagino lo stupore di quel pizzaiolo quando si vide arrivare il messo reale nella sua modesta pizzeria con quella incredibile richiesta. Le sue (normalissime) pizze riscossero un enorme successo a corte, il re e la regina si leccarono anche le dita!

Cinquantasei anni più tardi poi, nel 1889, la scena si ripresentò. Il “gulio” (che in napoletano significa voglia, desiderio) questa volta venne alla regina Margherita di Savoia, in visita a Napoli. Ancora una volta venne prelevato un pizzaiolo e portato alla reggia di Capodimonte. Questo, in omaggio ai tre colori della bandiera italiana ideò una nuova pizza: con pomodoro (rosso), mozzarella (bianco) e basilico (verde). E le diede il nome della regina. Era nata la pizza margherita.

Molti anni più tardi più tardi poi, siamo nel 1994, un altro potente – un re moderno – non seppe resistere allo “sfizio” di una pizza napoletana: Bill Clinto, l’allora presidente degli Stati Uniti d’America. Nel bel mezzo del G7 – che si teneva proprio a Napoli – se ne uscì tranquillamente a passeggio nei vicoli del centro storico. E proprio come un normale turista, senza manco sedersi al tavolo, ne prese una piegata “a libretto”.

gaberCome vero e proprio monumento della napoletanità, la pizza non poteva mancare nel repertorio della canzone napoletana. Il più famoso componimento a lei dedicato è ‘A pizza del 1966. Una canzone straordinariamente allegra nelle strofe, ma addirittura travolgente nel ritornello con il famoso tormentone: ‘Ma tu vulive ‘a pizza, ‘a pizza, ‘a pizza …“. Solo a sentirla fa venire voglia di mangiarla una pizza!

Nulla può il protagonista della canzone per accontentare la sua morosa: non le bastano anelli di brillanti né pesce fresco servito nei migliori ristoranti di Napoli né torte nuziali a cinque piani. Perché lei desidera soltanto una cosa: la pizza.

La cosa incredibile è che il testo di ‘A pizza è di un milanese: Alberto Testa. ‘A pizza, musicata da Martelli e Nisa (il paroliere di Renato Carosone), arrivò seconda classificata al quattordicesimo festival della canzone napoletana. Ad interpretarla furono Aurelio Fierro e un altro milanese: il grande Giorgio Gaber!

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