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Furturella, con gli elogi di Puccini

Categoria: Canzone napoletana classica
Data inserimento: 4 febbraio, 2012
Autore: Lo Guarracino

Luciano De Crescenzo è un personaggio davvero unico. Scrittore, Regista, Attore, ma soprattutto grande divulgatore. La sua capacità di spiegare con parole semplici anche i concetti più difficili (come quelli di filosofia) è semplicemente straordinaria. Non a caso i suoi libri sono stati tradotti in 19 lingue ed hanno venduto milioni di copie in tutto il mondo. A Napoli i suoi film sono diventati un “cult”, come quelli di Totò e Massimo Troisi.

Nel 1990 De Crescenzo ha partecipato come attore al film (diretto da Lina Wertmüller) Sabato, Domenica e Lunedì: una trasposizione televisiva dell’omonima commedia di Eduaro De Filippo. Il cast è di tutto rispetto: Sophia Loren, Luca De Filippo, Enzo Cannavale, Pupella Maggio, Nuccia Fumo. Il film è ambientato nella Pozzuoli degli anni trenta e De Crescenzo interpreta il ruolo di un geologo: il professor Luigi Janniello. decrescenzo-jannielloUn uomo colto, raffinato e galante, ma che proprio a causa dei suoi modi eccessivamente gentili e cortesi finisce per scatenare le ire di Don Peppino Priore (Luca De Filippo) gelosissimo di sua moglie Rosa (Sophia Loren). Proprio in una di queste sue manifestazioni di stima nei confronti della bella signora Priore, il professor Janniello cita le parole di una vecchia canzone napoletana, canticchiandola anche un po’.
Si tratta di una canzone non conosciutissima, ma di rara bellezza: Furturella.

Furturella è un piccolo gioiello nel panorama della canzone classica napoletana. Una vera chicca – beh, lo ammetto: è una delle mie preferite in assoluto!

Fu scritta nel 1894 dal poeta, nonché maestro elementare, Pasquale Cinquegrana (lo stesso autore della più famosa ‘Ndringhete ‘ndrà). Per i non napoletani è bene precisare che il termine “Furturella” altro non è che il vezzeggiativo del nome femminile Fortuna. I versi di Cinquegrana sono freschi, genuini. Una testo ardito per quei tempi, con una carica velata di sano erotismo. Sono le grazie di questa bella ragazza di nome Furturella ad ispirare gli incessanti apprezzamenti del passionale spasimante. Ai fianchi, stretti quanto una bocca:

Tiena vetélla comma vucchella, Furturè’….
Piccerenèlla, piccerenèlla, Furturè’…

Alle labbra, che sembrano uno “schiocco” di rosa. Chi sarà il fortunato al quale toccheranno?

Sta bella schiòcca de rose scicche, Furturè’…
ca tiene ‘mmocca, chisà a chi attocca, Furturè’.

Alla bionda treccia, che fa impazzire solo guardandola:

‘Sta bionda trezza chiena ‘e bellizze, Furturè’…
mme fa ascí pazzo, guardá nun pòzzo… Furturè’…

E poi il doppio senso, l’allusione, che però è ancora lieve (siamo solo nel 1894):

Che dice, che faje?
che pienze…mma daje?

Questi ultimi versi ricordano, anticipandoli di circa sessant’anni, quelli di una famosissima macchietta scritta nel 1953 dal grande Pisano: La Pansè (… me la dai la tua pansé ?)

Furturella fu musicata da Salvatore Gambardella, un personaggio a dir poco straordinario: il più illustre rappresentante di una generazione di compositori napoletani che creavano melodie senza conoscere la musica. Gambardella era uno di questi: componeva fischiettando! Al momento. Di getto. Così facendo, però, creò le melodie di alcune delle canzoni più belle di tutti i tempi.

Quella per Furturella fu apprezzata da grandi personaggi della musica classica del tempo. Pietro Mascagni, il celebre compositore e direttore d’orchestra livornese, ne rimase estasiato al punto da affermare: “Nessun musicista al mondo ha risolto in maniera tanto ardita una scala semitonale come l’incolto popolano che ha fatto il ritornello di Furturella”

giacomo pucciniGiacomo Puccini era un grande estimatore di Salvatore Gamabrdella. Parlando di Furturella disse: “la canzone ha una progressione musicale discendente degna del più grande musicista classsico”.
Anche in considerazione dello stato di indigenza in cui versava il musicista napoletano, Puccini volle regalare a Gambardella un pianoforte. E gli consigliò di studiare la musica. Ma Gambardella continuò a comporre come aveva sempre fatto – per fortuna! Chiuso in una stanza e con lo sguardo rivolto sui tasti di un pianoforte, di certo non avrebbe mai potuto comporre quella gioiosa cascata di note che prelude al ritornello di Furturella!

Tra i più famosi interpreti di Furturella ci sono: Fausto Cigliano, Sergio Bruni, Roberto Murolo e Massimo Ranieri.


Link esterni:
L’interpretazione di Fausto Cigliano

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