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Fenesta ca lucive: l’amore e la morte

Categoria: Canzone napoletana classica
Data inserimento: 13 maggio, 2015
Autore: Lo Guarracino

Quando penso a “Fenesta ca lucive” mi vengono in mente i mie nonni materni: Luigino e Nanninella. Si conobbero giovanissimi. Lui aveva venti anni, lei solo sedici. Sono rimasti insieme per ben sessantacinque anni, fino a quando Luigino è morto per un male incurabile. Ricordo ancora l’ultimo desiderio che espresse poco prima di andarsene: collocare un giorno le sue ossa accanto a quelle della sua Nanninella, così da poterle rimanere vicino per l’eternità. Subito dopo la sua morte anche mia nonna – guarda caso – si ammalò gravemente: alzheimer. Morì qualche anno più tardi.

Tra storia e leggenda

Fenesta ca lucive è lo straziante grido di dolore di un uomo posto di fronte alla morte della donna amata. Per la tematica affrontata, per il modo con cui essa viene affrontata e per i risvolti storico culturali può essere senz’altro considerata una esperienza unica nel panorama della canzone classica napoletana.

La Baronessa di Carini - Locandina miniserie TV, 2007Le origini di questa canzone sono antichissime. Secondo la tradizione sarebbe ispirata alla storia della Baronessa di Carini (un paese in provincia di Palermo), uccisa per ragioni d’onore nel 1563 dal severo e spietato genitore Vincenzo La Grua Talamanca. Tramandata oralmente per generazioni il componimento risalì fino a Napoli dove, nella seconda metà del seicento, prese forma nella sua versione in dialetto partenopeo.

La prima stampa in forma di canzone risale al 1842, con autori (o rielaboratori ?), rispettivamente della musica e del testo, Guglielmo Cottrau e Giulio Genoino. Una seconda pubblicazione è invece datata 1854; questa volta ad opera del tipografo ed editore Mariano Paolella che vi aggiunse altre due strofe.

Vincenzo BelliniIn realtà la tradizione attribuisce la musica all’opera del grande compositore catanese Vincenzo Bellini. Questo perché in alcuni passaggi è praticamente identica a quella alla Sonnambula (1831). La domanda a cui probabilmente però non sapremo mai dare una risposta certa è se furono effettivamente gli autori napoletani ad accomodare i versi su una musica del maestro o se viceversa fu il Bellini stesso ad attingere dalla canzone popolare napoletana.

Fenesta ca lucive: breve analisi del testo

Il testo di Fenesta ca lucive vede come protagonista un giovane innamorato che (di ritorno dopo un periodo di assenza) scopre che la sua fidanzata è morta. Il giovane si reca a casa della sua amata, ma ad aspettarlo trova solo una finestra buia; questo già gli fa presagire che è successo qualcosa di brutto. A dargli la tragica notizia è la sorella (di lei):

Fenesta ca lucive e mo nun luce…
sign’è ca nénna mia stace malata…
S’affaccia la surella e che me dice?
Nennélla toja è morta e s’è atterrata…

Il giovane è disperato ed incredulo. Si reca allora nella chiesa dove è stata posta la salma (a quei tempi non esistevano i cimiteri come li conosciamo oggi). I versi sono estremamente crudi, ma al tempo stesso pieni di grazia:

Da chella vocca ca n’ascéano sciure,
mo n’esceno li vierme…Oh! che piatate!

Bellissima e commovente è la dichiarazione fatta all’inanimato corpo della giovane:

Ah! nenna mia, si’ morta, puvurella!
Chill’uocchie chiuse nun l’arape maje!
Ma ancora all’uocchie mieje tu para bella
Ca sempe t’aggio amata e mmo cchiu’ assaje

Ancor più toccanti sono i versi dove l’innamorato, sempre più disperato, si augura di morire presto così da potersi sotterrare accanto al suo amore:

Potesse a lo mmacaro mori’ priesto
E m’atterrasse a lato a tte, nennella!

Interpreti di Fenesta ca lucive

Gino Paoli e Giorgio Gaber interpretano Fenesta ca luciveFenesta ca lucive è una canzone che si presta particolarmente ad essere eseguita con impostazione lirica della voce. Per questo è stata interpretata dai più grandi tenori della storia. Primo fra tutti Enrico Caruso che la incise nel 1913. Memorabile resta anche l’interpretazione di Fernando de Lucia. Tra gli altri grandi della lirica che l’hanno cantata ci sono anche Giuseppe di Stefano, Josè Carreras e Luciano Pavarotti. Non mancano poi all’appello grandi nomi della canzone napoletana come Sergio Bruni, Roberto Murolo e Fausto Cigliano. Insolita e suggestiva è poi l’interpretazione di un giovanissimo Gino Paoli (vedi video nella sezione link esterni) accompagnato alla chitarra da Giorgio Gaber.

Riferimenti cinematografici

Nel 1914 esce una pellicola prodotta dalla Partenope Film dal titolo “Fenesta ca lucive”. Il film, che ovviamente prende le mosse dal testo della canzone, racconta la storia del tormentato amore tra due giovani: Elena e Rodolfo.

Vittorio De Sica nei panni del conte ProsperoUn simpatico riferimento a Fenesta ca lucive è contenuto nel filim L’oro di Napoli, diretto da Vittorio De Sica nel 1954. Nell’episodio intitolato “I giocatori”, troviamo lo stesso De Sica nei panni del conte Prospero, un nobile napoletano col vizio del gioco. Per scongiurare ulteriori perdite al patrimonio familiare la moglie gli taglia ogni risorsa finanziaria. Il conte, per dare sfogo alla sua irrefrenabile passione, si riduce allora di giocare a scopa con il figlio del portiere, un bambino di otto anni. La situazione è esilarante perché nonostante la giovane età del suo avversario il conte non riesce a vincere nemmeno una partita. Durante l’ennesima partita a carte, illudendosi di poterla vincere, il conte canticchia la melodia di Fenesta ca lucive.

Nel 1972 esce il film I racconti di Canterbury di Pier Paolo Pasolini: Fenesta ca lucive fa parte della colonna sonora.

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