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E’ trezze ‘e Carulina

Categoria: Canzone napoletana classica
Data inserimento: 19 luglio, 2013
Autore: Lo Guarracino

E’ trezze ‘e Carulina è una canzone del 1895, scritta da due grandi della canzone classica napoletana di tutti i tempi: il poeta Salvatore Di Giacomo e il musicista Salvatore Gambardella.

Si tratta di un’opera che appartiene a quella nutrita schiera di canzoni napoletane che sono dei veri e propri gioielli, ma che per qualche strano motivo non hanno mai raggiunto la meritata notorietà. Una composizione deliziosa, sublime, ma al tempo stesso carica di passione e sensualità.

Salvatore Di GiacomoE’ trezze ‘e Carulina è per certi versi una canzone ardita (almeno per quei tempi). Con i suoi bellissimi versi Di Giacomo ci porta infatti nell’intimità di una camera da letto di una donna, quella della suadente Carulina (in italiano Carolina). Ma lo fa in un modo molto particolare: passionale e al tempo stesso fantasioso. Carulina sembra infatti non ricambiare le attenzioni dello spasimante. Per vendicarsi di questa ritrosia, il poeta immagina allora di rivolgersi agli oggetti di casa (pettine, specchio, lenzuola, …) e chiede loro di farle dei dispetti!

Per primo interpella il pettine, quello stesso che ogni giorno mattina pettina le sue trecce. A lui chiede di dargli la soddisfazione di graffiarla:

Oje pétteno ca piéttene
‘e trezze ‘e Carulina ,
damme nu sfizio, scíppala
scíppala na matina…

Allo specchio invece – dove Carulina si mira ridendo e cantando – chiede di appannarsi, così che ella non possa più specchiarsi:

E tu specchio addó’ lùceno
chill’uocchie addó’ cantanno
ride e se ‘mmira, appánnete
quanno se sta ammiranno…

Erotismo puro sono invece questi versi, dove il poeta chiede alle lenzuola di riscaldarsi e di pungere la pelle della donna:

Lenzole addó’ se stènnono
‘e ccarne soje gentile,
‘nfucáteve, pugnítela,
tutto stu mese ‘abbrile…

Ma l’impeto del desiderio lascia presto il posto alla rassegnazione e allo sconforto quando il poeta si accorge dell’inefficacia dei suoi scongiuri:

E sti scungiure, è inutile,
nn”a pònno cchiù arrevá:
Cchiù ‘nfama e cchiù simpatica,
cchiù bella assaje se fa!…

Pur accennando soltanto alle varie situazioni, Di Giacomo riesce magicamente ad evocare immagini di calda intimità. Sembra quasi di vederla quella Carulina che scioglie le sue lunghe trecce nere e si pettina. Pare di udire la sua voce mentre canta allo specchio o, ancora, di sentire il calore delle sue carni adagiate sulle bianche lenzuola del letto.

A fare di questa canzone una vera perla c’è poi la dolce e soave melodia di Salvatore Gambardella.

Scena dal film: Quando tramonta il sole (1955)A proposito dell’autore della musica: E’ trezze ‘e caruline la ritroviamo in una scena di “Quando tramonta il sole”, film del 1955 con Carlo Giuffrè dedicato proprio alla vita di Salvatore Gambardella. La canzone viene cantata da un giovante Giacomo Rondinella nel ruolo di cantante-attore.

Oltre a Giacomo Rondinella si ricordano tra gli interpreti di questa canzone: Roberto Murolo, Antonio Buonuomo, Egisto Sarnelli, Amedeo Pariante e Dino Petruzzelli.

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