Voce 'e Notte, la straordinaria storia di Edoardo e Anna
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Voce ‘e Notte, la straordinaria storia di Edoardo e Anna

Categoria: Canzone napoletana classica
Data inserimento: 22 novembre, 2011
Autore: Lo Guarracino

Voce ‘e notte è senza dubbio una delle più belle e famose canzoni classiche napoletane. Non tutti però conoscono la straordinaria storia di vita vissuta che c’è dietro questa canzone.


I poeti quando s’innamorano lo fanno sul serio. Quando Edoardo incontrò per la prima volta lo sguardo di Anna ne rimase folgorato. All’istante! Da quel momento in avanti visse soltanto per lei.

Edoardo Nicolardi era davvero un giovane in gamba. Lasciati gli studi in giurisprudenza decise di intraprendere la carriera del giornalismo. Nel 1903 aveva soli venticinque anni, ma era già direttore di un quotidiano e scriveva poesie su diversi settimanali. Anna invece non aveva ancora diciotto anni. Bella, esile e con due grandi occhi neri; una ragazza e di buona famiglia.

I due giovani cominciarono ad amoreggiare. Per modo di dire. Si guardavano da lontano. Comunicavano con gli sguardi, con qualche sorriso. Al massimo riuscivano a scambiarsi qualche biglietto di nascosto. Tutto il resto era lasciato all’immaginazione. All’epoca si usava così – come cambiano i tempi!

edoardo-nicolardiPoi un bel giorno Edoardo si decise a fare il grande passo e si presentò a casa del padre di Anna per chiedere la mano della figlia. Il commendator Gennaro Rossi vendeva cavalli da corsa ed era uno degli uomini più ricchi del rione. Come tutti gli uomini ricchi, però, era anche una persona molto concreta: capito il motivo di quella inaspettata visita andò subito al sodo chiedendo a giovane Edoardo quali fossero le sue sostanze economiche. Perché a lui poco importava dei sentimenti della figlia: l’unica cosa che gli premeva era quella di salvaguardare il proprio asse ereditario. Così, quando apprese che Edoardo non aveva né proprietà né rendite, con altrettanta sollecitudine, non ci pensò due volte a metterlo alla porta.

Ma il peggio doveva ancora arrivare. Perché il commendator Rossi, nel timore che la situazione gli sfuggisse di mano, rese subito noto alla sua famiglia un progetto che già aveva in mente da qualche tempo: Anna avrebbe sposato il signor Pompeo Corbera, il suo cliente più ricco. Quello si che era un buon partito e poco importava se aveva trentacinque anni più della figlia!

Anna si oppose con tutte le sue forze a questa decisione. Urlò a squarciagola il suo amore per Edoardo. Pianse per giorni. Si rifiutò di mangiare fino ad ammalarsi. Alla fine però dovette cedere alla volontà del genitore. Anche questa era un’usanza dell’epoca. Dopo soli due mesi dopo si celebrarono quelle tristi nozze!

Ma Edoardo non si rassegnava all’idea. Al punto che, con una buona dose di masochismo, la notte, finito di lavorare al giornale, andava solo e disperato sotto i balconi dei “novelli sposi” nella speranza di vedere la sua Anna. E una notte gli sembrò proprio di vederla che lo salutava dietro quei vetri al primo piano. Quella stessa notte si recò al Gambrinusper un caffè e carta e penna alla mano diede sfogo ai suoi tormenti scrivendo il testo di una delle più belle canzoni d’amore di tutti i tempi, Voce ‘e notte: “Nun ghí vicino ‘e llastre pe’ fá ‘a spia, pecché nun puó sbagliá sta voce è ‘a mia… “ (non avvicinarti ai vetri per spiare, perché non ti puoi sbagliare, questa voce e la mia). Una canzone a dir poco autobiografica !

Difficilmente può nascere un capolavoro quando l’obiettivo è solo quello di far cassa; come spesso accade al giorno d’oggi! Edoardo Nicolardi, invece, non pensava minimamente all’aspetto economico quando scrisse quei versi – e come lui tanti altri poeti napoletani del tempo. Li scrisse solo per sé. Fu il maestro Ernesto De Curtis – innamoratosi di quella composizione – a volerla musicare a tutti i costi. E lo fece con quella struggente melodia che tutti conosciamo. Nel 1904 la casa editrice Bideri pubblicò la canzone che diventò subito un successo strepitoso.

Ma la storia d’amore di Edoardo e Anna non finì così. Dopo qualche mese, l’anziano e malridotto Corbera morì improvvisamente, così che la giovane vedova poté sposare il suo Edoardo. Fu un matrimonio lungo, felice ma soprattutto prolifico: ebbero la bellezza di otto figli ! Quando poi Anna morì, nel 1949, Edoardo tentò il suicidio. Da allora non stette più bene, fino a quando cinque anni più tardi morì anche lui. E si! I poeti quando s’innamorano lo fanno sul serio

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