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Uocchie c'arraggiunate

Categoria: Canzone napoletana classica
Data inserimento: 22 aprile, 2013
Autore: Lo Guarracino

Nel repertorio classico napoletano ci sono delle canzoni che sono degli autentici gioielli semi-nascosti. Una di queste è certamente Uocchie c’arraggiunate una canzone che non tutti conoscono – almeno non quanto le più famose – ma che è di una bellezza unica. Ripeto: un vero gioiello.

Fu scritta da un giovane avvocato napoletano di nome Alfredo Falcone Fieni nel lontano 1904; un periodo della storia in cui a Napoli si mangiava pane e poesia tanto che anche le persone comuni si scoprivano poeti.

Napoli (Piazza Spirito Santo) agli inizi del novecentoLa leggenda vuole che il giovane avvocato fosse perdutamente innamorato di una bella fanciulla di nome Concetta. Un giorno Alfredo era seduto a un tavolino del “Caffè di notte e giorno”; chissà, forse era lì solo nella speranza di veder passare la sua Concetta. Arso dal sentimento prese allora carta e penna e scrisse, seduta stante, quei magnifici versi. E lì dedicò ovviamente alla sua Cuncettina; soprattutto ai suoi bellissimi occhi grandi e neri.

Che l’avvocato fosse innamorato perdutamente non stentiamo a crederlo, la cosa trasuda da ogni suo verso: del resto certi capolavori possono venir fuori soltanto se partoriti da una esperienza di vita realmente vissuta dall’artista.

Uocchie c’arraggiunate è una canzone dolcissima, ma al tempo stesso carica di passione e sensualità. Un elogio a quella parte del corpo che molti definiscono come lo specchio dell’anima: gli occhi.

Occhi belli e lucenti più delle stelle, dice il poeta, e neri più del nero stesso:

St’uocchie ca tiene belle,
lucente ccchiù de stelle,
sò’ nire cchiù do nniro
só’ comm’a duje suspire…

Ma sentite i versi successivi:

Ogne suspiro coce,
ma tene ‘o ffuoco doce…
e, comme trase ‘mpietto,
nun mme dá cchiù arricietto.

Semplicemente meravigliosi! Dirompenti nella loro forza descrittiva di quel particolare stato dell’animo umano che va sotto il nome di innamoramento. Perché quando si è innamorati si soffre sempre e comunque, ma in tutto l’arco di una vita quei momenti restano i più belli in assoluto.

Per Alfredo gli occhi di Cuncettina sono talmente espressivi che gli sembrano dotati di parola; di fronte ad essi non c’è bisogno di aggiungere alcuna parola; impossibili da dimenticare.

E chi ve pò scurdá,
uocchie c’arraggiunate
senza parlá?
Senza parlá?
A me guardate sí…
e státeve nu poco,
comme dich’i’…
comme dich’i’…
comme vogl’i’!…

Uocchie c’arraggiunate è stata cantata dai più grani interpreti dell’epoca e degli anni a venire. In particolare, è d’obbligo ricordare l’interpretazione del cantante Gennaro Pasquariello che a detta del celebre pittore e scultore Umberto Boccioni (uno dei principali teorici ed esponenti del movimento futurista) aveva il merito di cantarla come nessun altro.

Scena dalla commedia GennarenielloE poi pare che fosse la canzone preferita di Eduardo de Filippo. La ritroviamo infatti in Gennareniello – commedia scritta dal grande commediografo napoletano nel 1932. La storia è quella di uomo il cui poetico cuore proprio non si rassegna al grigiore della vecchiaia e che – proprio per sfidare il tempo – s’innamora della sua bella e giovane dirimpettaia. In una scena della commedia Gennareniello dedica alla ragazza una serenata cantandole una bellissima canzone d’amore napoletana: Uocchie c’arraggiunate.

La bellissima melodia di questa canzone fu scritta da Rodolfo Falvo, autore della musica di canzoni come Tarantelluccia, Guapparia e Dicitencello vuie. E’ probabile che Alfredo chiese di musicare quei versi con la speranza di conquistare il cuore della sua amata. E ci riuscì. I due giovani, infatti, si sposarono e dal loro amore nacquero ben cinque figli; a quei tempi non si facevano economie in fatto di prole.

Purtroppo, però, la loro storia ebbe un finale drammatico. Il poeta avvocato morì infatti suicida: si lanciò da un balcone del Primo policlinico di Napoli dove era stato ricoverato. Identica sorte che toccò ad Enzo Fusco nel 1951 ammalato di tumore. Anche lui si suicidò gettandosi dalla finestra della sua camera; nello stesso ospedale. Ironia del fato, Enzo Fusco aveva scritto i versi di “Dicitencello vuie” sulla musica dello stesso Rodolfo Falvo.

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Mimmo GuarinoCiao! Mi chiamo Mimmo Guarino alias “Lo Guarracino” e sono il creatore di questo blog. Mi sono innamorato della canzone napoletana grazie alla voce del grande Roberto Murolo, a mio avviso il più grande interprete di questa nobile forma d’arte.

17 Responses to “Uocchie c'arraggiunate”

  1. Francesco bennet scrive:

    È una canzone che non conoscevo ma tramite Eduardo che lha cantata in una sua commedia mi è piaciuta a tal punto che sono più di 40 anni che la canticchiare sempre e rispecchia tanto i miei sentimenti.troppo bella!

  2. Francesco bennet scrive:

    Troppo bella!dovrebbero conoscerla tutti sia vecchi che giovani.

  3. annamaria aliberti scrive:

    Poesia di grandi emozioni l ha cantata anche massimo Ranieri se non sbagio

  4. annamaria aliberti scrive:

    Poesia emozionante grande de Filippo nel cantarla nel suo film

  5. Maurizio scrive:

    Nella top delle canzoni napoletane è sicuramente ai primi posti, gli occhi possono essere di qualsiasi colore, possono ridere, piangere, ma gli occhi che ragionano sono una cosa eccezionale. bellissima

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