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Tarantelluccia: tra fatalismo e valori classici della famiglia

Categoria: Canzone napoletana classica
Data inserimento: 26 maggio, 2012
Autore: Lo Guarracino

Ho già avuto modo, in un post precedente, di dire quanto apprezi lo scrittore, regista e attore Luciano De Crescenzo (il professor Bellavista). Pochi altri sono riusciti come lui a parlare di Napoli con la stessa ironia e lucidità. Una delle scene che più preferisco del suo repertorio cinematografico è quella – nel film “Il mistero di Bellavista” – dell’imprenditore Svizzero che cerca di vendere bunker antiatomici ai napoletani .

tarantellucciaDivertentissima è la manifestazione – a metà strada tra una mostra ed un mercatino rionale del nucleare – che viene inscenata per propagandare i vantaggi dei rifugi a “prova di bomba”. Ma già all’inizio della manifestazione, durante la parata, la banda musicale intona le note della famosissima Tarantelluccia (scritta nel 1907) e la gente, quasi in tono scaramantico e liberatorio, inizia a cantare il ritornello della canzone:

Cu ‘ammore, é facile
tutt”o ddifficile…
Si ha da succedere,
succedarrá!


Le parole di Tarantelluccia sono profetiche: Napoli si dimostra la città meno indicata per vendere dei bunker; quello in esposizione viene addirittura occupato da uno sfrattato con tutta la famiglia al completo. Emblematiche sono poi le parole della cameriera Rachilina, interrpretata dalla bravissima Maria Confalone. Quando si rende conto che – nel caso di una terza guerra mondiale – la capienza del rifugio non sarebbe sufficiente per ospitare anche tutti gli amici e i parenti, scoppia a piangere: “… perché noi ..se dobbiamo morire, noi vogliamo morire tutti assieme”. Il risultato è che lo Svizzero non riesce a vendere nemmeno un bunker.

Poche canzoni incarnano la napoletanità, o almeno una certa idea romantica di napoletanità, come Tarantelluccia. Non a caso l’ho scelta per dare il titolo a questo blog sulla canzone napoletana.

La musica è del Maestro Rodolfo Falvo, autore anche della meravigliosa Uocchie c’arraggiunate e Dicitencello vuje. Il testo è del grande Ernesto Murolo, quello stesso che aveva organizzato nel 1932 il primo Festival canoro a San Remo. Illustre poeta napoletano nonché papà del più famoso Roberto, Ernesto Murolo è riuscito a condensare già solo nel ritornello di questa canzone la vera essenza dei napoletani: il fatalismo e i valori legati alla famiglia.

Si, il fatalismo. Quella filosofia di vita secondo la quale non vale la pena preoccuparsi più di tanto dei problemi che ci riserva il futuro, perché tanto «Si ha da succedere,succedarrá! (se deve accadere, accadrà lo stesso)». Quella visione della vita tanto criticata e accusata dagli intellettuali di essere la causa principe di quei tanti assilli che da secoli affliggono il popolo napoletano. A proposito di questa caratteristica: qualche antropologo ha azzardato l’ipotesi che essa sia così diffusa in noi napoletani (anche) a causa della costante e minacciosa presenza del Vesuvio sulla città!

Ma sono i valori classici (che più classici non si può) a pervadere tutto il testo della canzone: quelli della casa, della famiglia e dell’amore. Il protagonsta della canzone sogna di avere una casa tutta per sé, con un bel panorama (ncopp’‘e Camaldule, ovvero sulla collina dei Camaldoli) dove poter ritornare a casa la sera per ritrovare il viso della donna amata e dove poter allevare un figlio.

Na casarella
pittata rosa,
‘ncopp”e Camaldule,
vurría tené:

Na cunnulélla…
Ninno picciuso…
‘Nfaccia doje frávule:
gulío ‘e mammá…

Notte e silenzio…
Lietto sincero…
Doje bracce strégnerme
vurría sentí!…

Insomma, Tarantelluccia è un vero e proprio inno ai buoni sentimenti e alla sacralità del focolare domestico.

Difficile trovare un artista napoletano che non si sia cimentato in questa canzone. A cominciare, ovviamente, dal figlio dell’autore: Roberto Murolo.

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Mimmo GuarinoCiao! Mi chiamo Mimmo Guarino alias “Lo Guarracino” e sono il creatore di questo blog. Mi sono innamorato della canzone napoletana grazie alla voce del grande Roberto Murolo, a mio avviso il più grande interprete di questa nobile forma d’arte.

3 Responses to “Tarantelluccia: tra fatalismo e valori classici della famiglia”

  1. […] dei grandissimi dell’epoca d’oro della canzone napoletana. Autore tra l’altro di Tarantelluccia, canzone che dà il titolo a questo blog, è stato definito il poeta che dipinge perché i suoi […]

  2. maris scrive:

    Ah, Bellavista!! Che storie, che comicità intelligente, che attori nei due film tratti dal libro di De Crescenzo!!
    Lo sai che non sapevo che la canzone della scena del rifugio antiatomico fosse proprio Tarantelluccia? Si, lo ammetto, non lo sapevo!
    Canzone davvero bella e simpatica, densa di napoletanità come tu hai ben scritto.
    Un abbraccio, ciao!

  3. Emanuele scrive:

    Complimenti per l’articolo. Molto interessante. Continuate così, io sono un assiduo lettore!

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