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So’ le sorbe e le nespole amare

Categoria: Canzone napoletana classica
Data inserimento: 9 ottobre, 2014
Autore: Lo Guarracino

“So’ le sorbe e le nespole amare” è un’antica canzone napoletana non conosciutissima, ma che oserei definire un vero e proprio gioiello. La prima volta che la ascoltai fu durante una lezione di canto in un corso a cui mi ero da poco iscritto (e che dopo poco abbandonai). Ad un certo punto – non ricordo per quale motivo – il maestro si sedette al pianoforte e cominciò ad cantarla. A differenza degli altri allievi presenti – che quasi non lo ascoltarono nemmeno – io rimasi letteralmente estasiato. La lezione successiva chiesi al maestro di ricantarla, ma lui non volle accontentarmi. Mi misi quindi a cercarla. Il problema però era che, avendola ascoltata una volta soltanto, ricordavo a stento solo qualche parola. Quando poi finalmente riuscii a trovare lo spartito presi subito un colossale abbaglio: lessi infatti che l’autore portava il nome di Leonardo Vinci e immediatamente pensai che il grande inventore del rinascimento italiano avesse scritto una canzone napoletana!

In realtà non si trattava del genio fiorentino Leonardo da Vinci, bensì del Maestro Leonardo Vinci, uno dei massimi esponenti della scuola operistica napoletana. Leonardo Vinci, che tra l’altro fu anche maestro del famoso alchimista Raimondo di Sangro principe di San Severo, compose diverse opere in dialetto napoletano: tra queste “Lo cecato fauzo” del 1719 (su libretto di Aniello Piscopo), rappresentata a Napoli presso il teatro dei fiorentini. Ed è proprio da un’aria di quest’opera che venne fuori So’ le sorbe e le nespole amare.

“So’ le sorbe e le nespole amare” è quindi una di quelle canzoni napoletane partorite dal teatro dell’opera del settecento, un po’ come anche la famosa Palummella zompa e vola e la deliziosa Comme dallo molino, le cui musiche derivano entrambe dall’aria di Brunetta dell’opera La molinarella del 1766 di Domenico Piccinni.

Che si tratti di una composizione di spessore lo si capisce fin da subito, già solo ascoltando la bellissima introduzione strumentale. L’atmosfera creata è suggestiva, sembra quasi di essere portati indietro nel tempo dalla melodia carica di malinconica dolcezza.

Tutto il testo della canzone ruota poi attorno ad una sarcastica metafora che paragona le giovani donne a dei frutti acerbi: i frutti in questione sono, come si intuisce dal titolo della canzone, le sorbe e le nespole.

Già, perché quando questi frutti sono ancora acerbi risultano amari al palato, ma se si ha la giusta pazienza allora il tempo li fa maturare, li addolcisce, e così si possono mangiare:

so’ le sorbe e le nespole amare
ma lo tiempo le fa maturare
e chi aspetta se l’adda magnà

Lo stesso accade anche alle donne che quando sono molto giovani reagiscono in modo scostante alle avance degli uomini – nel testo il termine “toste” si significa dure, sode, una qualità che ben caratterizza la condizione fisica delle donne in età giovanile – ma che col passare del tempo, e con i denari (li purchie), si ammorbidiscono (ammollà) venendo a più miti consigli.

accussì so le femmene toste
che s’arraggiano quanno le accuoste
tiempo e purchie le fanno ammollà…

So’ le sorbe e le nespole amare è stata interpretata tra gli altri da grandi artisti della canzone napoletana come Sergio Bruni, Fausto Cigliano e Roberto Murolo (vedi collegamento nella sezione link esterni in fondo all’articolo). Quest’ultimo l’ha anche inserita nel volume primo della sua antologia della canzone partenopea.

A proposito di Sorbe: quando ne sento parlare non posso non ricordare quella memorabile scena nella commedia “Le voci di dentro” di Eduardo, dove Carlo Saporito (alias Luca De Filippo) si introduce con l’inganno di primo mattino in casa dei vicini (la famiglia Cimmaruta) e con la scusa di aver avuto un malore si “ingozza” un piatto di maccheroni riscaldato del giorno prima, un bicchiere di vino e – per l’appunto – tre sorbe!

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Mimmo GuarinoCiao! Mi chiamo Mimmo Guarino alias “Lo Guarracino” e sono il creatore di questo blog. Mi sono innamorato della canzone napoletana grazie alla voce del grande Roberto Murolo, a mio avviso il più grande interprete di questa nobile forma d’arte.

2 Responses to “So’ le sorbe e le nespole amare”

  1. rosa scrive:

    Molto interessante ! Pura verità! Mi piace

  2. Antonio Cristoforo Rendola scrive:

    La cultura partenopea, si sa, spazia in ogni campo: dalla letteratura alla pittura; dallà scultura al cinema. Certamente la musica ė l’arte che maggiormente eccelle. Mi congratulo vivamente.

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