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Salvatore Di Giacomo, il sommo poeta della canzone classica napoletana

Categoria: I grandi poeti della canzone classica napoletana
Data inserimento: 5 giugno, 2012
Autore: Lo Guarracino

Foto di un giovanissimo Salvatore Di Giacomo Salvatore Di Giacomo (Napoli, 12 marzo 1860 – Napoli, 4 aprile 1934) può essere considerato senza tema di smentita il sommo poeta della canzone classica napoletana. È con lui che prende forma la canzone d’autore, è con lui che la canzone napoletana – e quindi la canzone in generale – assurge a vera forma d’arte. Contemporaneo di poeti come Carducci, Pascoli e d’Annunzio Di Giacomo verrà definito da Benedetto Croce (con il quale nel 1889 fonderà la rivista “Napoli nobilissima”) “Poeta senz’altro”.

L’incontro con la canzone napoletana

L’incontro con la canzone avviene grazie al suo lavoro di giornalista. È infatti il suo direttore di giornale – invidioso per il dilagante successo della canzone Funiculi Funiculà, scritta l’anno prima dal collega Peppino Turco – a presentarlo nel 1881 al maestro Mario Costa. I tre si incontrano al Caffè Napoli nella villa comunale, l’intento è quello di contrastare Funiculì Funiculà – oramai è sulla bocca di tutti i napoletani – con un nuovo successo canoro. Di Giacomo consegna al maestro Costa versi di Nannì. La canzone che ne viene fuori avrà solo un discreto successo, sarà però il punto di partenza di una lunga e proficua collaborazione tra i due artisti (entrambi ventenni).

Di Giacomo diverrà protagonista indiscusso dell’epoca d’oro della canzone napoletana – iniziata proprio con Funiculì Funiculà – un periodo magico e irripetibile. Con le sue composizioni caratterizzerà fortemente quel glorioso ciclo per tutta la sua durata, fino alla sua naturale conclusione; coincidente pressappoco con l’inizio della prima guerra mondiale.

I musicisti di Salvatore Di Giacomo

Da sempre considerato un poeta difficile da musicare – i suoi versi contengono già di loro una naturale musicalità intrinseca – collaborerà con i grandi musicisti dell’opera di quel tempo. Questi sapranno fondere assieme i caratteri classici della romanza e le contaminazioni culturali derivanti dalle tante dominazioni subite dalla città. Da quelle e da altre collaborazioni di quegli anni nasceranno canzoni memorabili che renderanno la canzone napoletana celebre in tutto mondo.

Curiosamente, i tre maggiori musicisti di Di Giacomo furono dei non napoletani: il pugliese Mario Costa, il suo primo amore, il suo preferito, col quale scriverà il maggior numero di canzoni, l’abruzzese Francesco Paolo Tosti, soprannominato lo Schubert italiano, ed il calabrese Vincenzo Valente. La schiera dei musicisti napoletani sarà comunque nutrita: Enrico De Leva, col quale scriverà undici canzoni, Eduardo di Capua, l’autore di ‘O sole Mio, Francesco Buongiovanni, Rodolfo Falvo e Salvatore Gambardella, il genio autodidatta che componeva melodie fischiettando.

Le canzoni di Salvatore Di Giacomo

Salvatore Di Giacomo scrive più di duecento canzoni, molte di queste diventano grandi successi. Nannì – scritta nel 1881 – cambia nel 1884, divenendo la bellissima Napulitanata. Quello successivo, il 1885, è l’anno di grazia per il poeta, scrive infatti quelle che sono probabilmente le sue due canzoni più belle in assoluto: la sublime Era de Maggio, musicata magistralmente da Costa e la celebre A Marechiaro, con la musica di Paolo Francesco Tosti, il suo capolavoro, la canzone che gli darà fama mondiale. L’anno dopo, sempre con la musica di Costa, è la volta della frizzante Oilì Oilà. Nel 1887 scrive Luna nova, la musica è ancora di Mario Costa; diventerà la canzone preferita di Papa Leone XIII. L’anno successivo arrivano altre due canzoni: ‘E cerase con Vincenzo Valente ed ‘E spingule Francese, musicata da Enrico de Leva. ‘E spingule francese, ispirata ad un antico canto popolare, uscirà fuori dei confini nazionali per entrare nelle grandi corti imperiali. Su richiesta dello stesso imperatore Guglielmo II di Germania viene suonata in Piazza del Plebiscito – al posto della marcia d’ordinanza – durante una sfilata delle truppe italiane in suo onore. Nel 1980 la divertente Lariulà per due voci. Poi nel 1892 è la volta di un altro gioiello: Mario Costa veste di musica una delle più belle e conosciute poesie di Di Giacomo: Marzo (nu poco chiove e n’ato ppoco stracqua); la canzone si intitola Catarì. E poi c’è la divertente Carcioffolà con la musica di Eduardo di Capua edita nel 1893. Nel 1895 arriva la bellissima ‘E trezze ‘e Carulina con la musica di Salvatore Gambardella. ‘A Sirena è del 1897, la musica è di Vincenzo Valente. Nel nuovo secolo, nel 1906, Di Giacomo si affaccia con un’altra bellissima canzone. La musica è di Francesco Buongiovanni. La canzone è Palomma ‘e notte .

L’incontro con l’amore e il declino

Una vecchia foto che ritrae il poeta Salvatore Di Giacomo con la moglie Elisa AviglianoDi Giacomo non gode certo della fama di don Giovanni; le male lingue dicono che ha molte donne, ma solo nella sua fantasia. Nel 1894, dopo quindici anni di onorata carriera giornalistica, entra come bibliotecario all’università. È proprio lì che nel 1905, alla veneranda età di quarantacinque anni, conosce Elisa Avigliano, una studentessa di ventisei anni più giovane. La giovane Elsa Avigliano sta preparando la sua tesi di laurea proprio sulla poesia del poeta napoletano. I due si innamorano – per la precisione è lei che si dichiara subito con una lettera. Dopo ben undici anni di fidanzamento si sposano.

Con l’arrivo della grande guerra l’atmosfera cambia. Non è più tempo per certe canzoni e anche la vena di Di Giacomo svanisce. Nel 1924 Mussolini propone il poeta napoletano per la carica di senatore a vita – Di Giacomo (come anche Ernesto Murolo, altro pilastro della canzone napoletana) ha aderito al Manifesto degli intellettuali fascisti. Ma il parlamento rifiuta. La grande delusione viene sedata solo una anno dopo, quando è nominato “Accademico d’Italia”.

Salvatore di Giacomo muore nel 1934; al funerale una banda lungo la processione suona Marechiare.

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Mimmo GuarinoCiao! Mi chiamo Mimmo Guarino alias “Lo Guarracino” e sono il creatore di questo blog. Mi sono innamorato della canzone napoletana grazie alla voce del grande Roberto Murolo, a mio avviso il più grande interprete di questa nobile forma d’arte.

6 Responses to “Salvatore Di Giacomo, il sommo poeta della canzone classica napoletana”

  1. luigi.car scrive:

    Caro Mimmo ti ringrazio per le E-mail che mi invii ti sono infinitamente riconoscente.Ti invito sempre più a voler fare di questa nobile arte cose nuove. Spero come già detto in una mia precedente che tu un giorno pubblichi anche poesie dei vari autori napoletani come de Filippo, Viviani, Di Giacomo, Ferdinando Russo e tanti altri. Nell’attesa che ciò avvenga ti porgo i miei più calòrosi auguri e un forte abbraccio, CIAO. e continua sempre.

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