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Le scale di Massimo Troisi

Categoria: Attualità
Data inserimento: 19 gennaio, 2016
Autore: Lo Guarracino

Il film è Scusate il ritardo (1983), il secondo girato ed interpretato da Massimo Troisi. La scena è quella sulle scale sotto la pioggia con Lello Arena. Un pezzo di cinema che resta memorabile nell’immaginario collettivo dei napoletani. Sotto una pioggia battente, Tonino (Lello Arena), che è stato lasciato dalla fidanzata, si sfoga con l’amico Gaetano (Massimo Troisi) il quale cerca in tutti i modi, senza peraltro riuscirci, di convincerlo a rientrare in casa per ripararsi.

Leggo con molto piacere che ieri quelle stesse scale dove fu girata la scena sono state intitolate al grande attore e regista napoletano. Si tratta delle scale di via Mariconda nel quartiere Chiaia. A celebrare l’evento hanno partecipato tra gli altri il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, quello di San Giorgio a Cremano (paese natale di Troisi) Giorgio Zinno e Rosaria Troisi, sorella di Massimo.

Intervista a Salvatore Palomba, il poeta della canzone napoletana Carmela.

Categoria: Interviste
Data inserimento: 11 gennaio, 2016
Autore: Lo Guarracino

Mimmo Guarino e Salvatore Palomba

Nel video che ho pubblicato in questo articolo (in fondo alla pagina) sono con Salvatore Palomba, il poeta della celebre canzone napoletana Carmela musicata e portata al successo da Sergio Bruni.

Incontrai il Maestro Palomba nel Dicembre del 2014 ad un meeting sulla canzone napoletana organizzato a Succivo (in provincia di Caserta, ma nel video dico erroneamente provincia di Napoli) dove presiedeva un dibattito sulla poesia di Salvatore Di Giacomo. Fu proprio in quell’occasione che si decise di fare questa intervista.

Ho trovato un uomo di grande spessore: competente, preciso e puntuale dal punto vista professionale, ma anche una persona con spiccate doti umane: ho apprezzato soprattutto la sua genuinità e la sua (tipicamente napoletana) simpatia. Ovviamente, quando in una persona convivono tutte assieme queste doti ne conseguono grandi capacità comunicative. Salvatore Palomba è infatti un eccellente divulgatore e lo spettatore avrà sicuramente modo di constatarlo ascoltando l’intervista.

Gli argomenti trattati sono stati tanti, al punto che – per economicità di montaggio – alcuni interventi non hanno trovato posto all’interno del video; mi ripropongo comunque di pubblicare questo materiale, altrettanto interessante, al più presto in un successivo filmato.

Abbiamo parlato dell’uomo e del poeta Salvatore Palomba: del suo incontro con la poesia e del suo essere poeta oggi. Grande risalto è stato dato alle prospettive future del dialetto napoletano (nella sua forma parlata e scritta); oltre ad essere un poeta, Palomba è infatti anche un valente studioso della lingua partenopea – come testimoniano i suoi numerosi articoli e saggi sull’argomento. Centrale è stato poi il tema relativo alla canzone napoletana (e non poteva essere altrimenti); a tal proposito Palomba ci ha confessato – senza peraltro sorprenderci – che il suo autore preferito è un altro Salvatore: Di Giacomo. Tra le altre cose, il Maestro ci ha anche raccontato il suo incontro con il grande Sergio Bruni e della nascita di Carmela (1976), la loro canzone più famosa.

Al di là di Carmela e delle altre canzoni che Salvatore Palomba ha scritto e che sono note al grande pubblico, voglio comunque porre l’attenzione sulle sue poesie: le ho lette e devo dire che sono bellissime.

Per finire, voglio ancora ringraziare il Maestro per avermi concesso parte del suo tempo ed augurare a tutti una buona visione.

Fenesta Vascia, la canzone napoletana che sfida i secoli

Categoria: Canzone napoletana classica
Data inserimento: 28 dicembre, 2015
Autore: Lo Guarracino

Scena dal film Il viaggio di Capitan Fracassa - Ettore Scola 1990La carrozza dei commedianti si addentra barcollante in una desolata strada di campagna e dal suo interno si sente Pulcinella, interpretato da un superbo Massimo Troisi, cantare la bellissima Fenesta Vascia. La scena in questione è tratta dal film Il viaggio di Capitan Fracassa ispirato al famoso romanzo Il Capitan Fracassa di Théophile Gautier. La storia è ambientata nella Francia di Luigi XIII, nella prima metà del XVII sec., e narra le vicende di una compagnia di attori della commedia dell’arte alle prese con amori impossibili, sfrenate passioni, impervi viaggi e duelli all’ultimo sangue.

Fenesta Vascia è una delle canzoni napoletane più antiche e più belle che ci siano pervenute. Si tratta di un canto anonimo risalente addirittura al lontano ‘500, quando a Napoli c’era il Vicereame spagnolo. In realtà, considerando la metrica in endecasillabo, molto utilizzata dai poeti aulici del tempo, è molto probabile che essa sia stata scritta da un vero poeta, ma di proposito lasciata nell’anonimato e poi attribuita al popolo. Scrivere canzoni era infatti ritenuto “cosa poco seria” per le classi sociali più elevate (un po’ come si dice si accaduto alle opere di William Shakespeare relativamente alle le quali sono stati avanzati diversi dubbi circa la vera identità dell’autore).

Gli autori

Giulio Genoino Quel che è certo è che se oggi conosciamo Fenesta Vascia il merito è tutto di Guglielmo Cottrau che all’inizio dell’800 salvò innumerevoli canti della tradizione popolare napoletana altrimenti destinati ad un inesorabile oblio. Cottrau affidò il testo di Fenesta Vascia a Giulio Genoino, di Frattamaggiore, tra i più importanti poeti e canzonieri dell’800. Questi ne adattò i versi alla lingua parlata nel 1800 e, probabilmente, vi aggiunse una seconda parte prendendola da un altro canto popolare; è curioso ricordare che il Genoino rielaborò anche il testo di Fenesta ca lucieve, un’altra antica e famosa canzone napoletana con protagonista una finestra. Fenesta Vascia fu poi inserita nella celebre opera Passatempi Musicali dello stesso Cottrau e pubblicata nel 1825.

Per dovere di cronaca, e per complicare ancora più le cose, c’è anche da dire che in una lettera del 6 maggio del 1833, scritta alla sorella Lina, musicista anch’ella e che abitava a Parigi, il Cottrau confessa di essere non solo l’arrangiatore e trascrittore di alcune delle canzoni più in voga a quel tempo, tra cui Fenesta Vascia, ma anche l’autore delle musiche. [E. De Mura – Enciclopedia della canzone napoletana].

Comunque sia, Fenesta Vascia conobbe grande popolarità in tutta Italia ed arrivò anche oltralpe dove fu tradotta francese.

Il testo

Il testo di Fenesta Vascia è il disperato grido d’amore di un innamorato non corrisposto dalla fanciulla su cui a posato gli occhi. Siamo in un tempo in cui i giovani si fidanzavano solo con gli sguardi. Le ragazze, specie quelle di buona famiglia, rimanevano infatti chiuse in casa fino al matrimonio. Ecco che “la finestra” diventava l’unico posto dove poter sperare di incontrare lo sguardo della propria amata per poterla corteggiare.

Nella prima delle due ottave di endecasillabi, in rima alternata AB, il poeta definisce la fanciulla come la “crudele padrona” della finestra a causa dell’indifferenza che ella mostra nei confronti del suo sentimento. Il suo cuore (quello del poeta) arde come una candela – si consuma – e trasale al solo sentirla nominare:

Fenesta vascia ‘e padrona crudele,
quanta suspire mm’haje fatto jettare!…
Mm’arde stu core, comm’a na cannela,
bella, quanno te sento annommenare!

Per cercare di persuaderla prende poi ad esempio l’arrendevolezza della neve che pur essendo fredda si lascia modellare (“maniare”) a piacimento. Perché allora tanta asprezza e crudeltà nei suoi confronti ?

Oje piglia la ‘sperienza de la neve!
La neve è fredda e se fa maniare…
e tu comme si’ tanta aspra e crudele?!
Muorto mme vide e nun mme vuó’ ajutare!?…

Nella seconda ottava lo spasimante esprime il desiderio di diventare un acquaiolo così da poter girare indisturbato tra le strade e i palazzi per vendere la sua acqua alle belle ragazze:

Vorría addeventare no picciuotto,
co na langella a ghire vennenn’acqua,
Pe’ mme ne jí da chisti palazzuotte:
Belli ffemmene meje, ah! Chi vó’ acqua…

Così che quando la sua amata chiedesse “chi è quel giovane acquaiolo?” lui potrebbe rispondere con parole studiate (“accorte”) che quella nelle anfore non è acqua, ma lacrime d’amore:

Se vota na nennella da llá ‘ncoppa:
Chi è ‘sto ninno ca va vennenn’acqua?
E io responno, co parole accorte:
Só’ lacreme d’ammore e non è acqua!…

Gli interpreti

A distanza di 500 anni Fenesta Vascia viene ancora cantata e questo è un miracolo musicale tutto napoletano. Tra i grandi che l’hanno interpretata ci sono mostri sacri della canzone napoletana come Roberto Murolo, che l’ha inserita nel primo volume della sua antologia sulla canzone napoletana, Sergio Bruni e Fausto Cigliano. Anche Luciano Pavarotti l’aveva nel suo prestigioso repertorio.

Il cantautore Mango esegue Fenesta VasciaNon mancano poi versioni felicemente contaminate da altri generi, come la lirica, il pop ed il jazz. Nel 2001 Giorgia ospite di Massimo Ranieri in uno spettacolo musicale su RAI1 duetta con l’artista napoletano cimentandosi proprio in Fenesta Vascia. Molto suggestiva è la versione del brano che nel 2006 la cantante jazz Nicky Nicolai inserisce suo album L’Altalena. In un post su Facebook del 4 novembre 2014, ad un mese dalla sua prematura scomparsa, il cantautore lucano Mango la intona in una versione molto personale.

Comme da lo molino

Categoria: Canzone napoletana classica
Data inserimento: 27 novembre, 2015
Autore: Lo Guarracino

“Così come il grano viene frantumato dal mulino, allo stesso modo, oh mia fata, il mio cuore si consuma per te.” Questa la traduzione dei pochi e sublimi versi che compongono la canzone napoletana “Comme da lo molino” ispirata ad una composizione di Niccolò Piccinni; figura centrale dell’opera sia italiana che francese della seconda metà del XVIII secolo. La canzone è del 1766 e deriva dall’aria di Brunetta contenuta nell’opera La molinarella. E’ stata riportata alla luce da Roberto Murolo che l’ha inserita nel primo volume dell’opera “Napoletana. L’Antologia cronologica della canzone partenopea”. A mio avviso una piccola perla di poesia e musica.

Comme da lo molino lo grano se frantuma
stu core se consuma fatella mia pe te
stu core se consuma fatella mia pe te
fatella mia pe te
fatella mia pe te

stu core se consuma fatella mia pe te
fatella mia pe te
fatella mia pe te