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Le origini della festa di Piedigrotta: tra storia e leggenda

Categoria: Storie, aneddoti e curiosità
Data inserimento: 13 aprile, 2014
Autore: Lo Guarracino

La festa di Piedigrotta è stata la più grande manifestazione canora che Napoli (e quindi il mondo) ricordi. Le sue origini sono antichissime, risalgono addirittura alle feste e ai rituali pagani dedicati al dio della fertilità Priapo. Nel corso dei secoli poi il cristianesimo sostituì il paganesimo e i riti propiziatori in onore di Priapo lasciarono il posto a quelli in omaggio alla Madonna di Mergellina. La festa subì numerosi mutamenti, ma l’aspetto più caratterizzante, e cioè la commistione tra il sacro e il profano, arrivò immutato fino al secolo scorso.

La Crypta Neapolitana

Ingresso Crypta NeapolitanaRitroviamo le origini della festa di Piedigrotta già nel nome. Piedigrotta deriva infatti da “piè di grotta”, cioè “ai piedi della grotta”. Ed infatti la festa, o perlomeno quella che possiamo considerare la sua antenata, nacque proprio nei pressi di una grotta: la colossale Crypta Neapolitana (detta anche Grotta di Pozzuoli o Grotta di Posillipo), un luogo ricco di fascino e di mistero. Si tratta di una lunga galleria artificiale (alta dieci metri e lunga circa settecento) scavata nel tufo della collina di Posillipo, tra Mergellina e Fuorigrotta. L’ingresso principale della grotta si trova nell’attuale Parco della tomba di Virgilio (sede anche della tomba di Giacomo Leopardi e da non confondere con il parco di Virgilio a Posillipo: comunque consiglio a tutti di andarli a vistare entrambi!).

Secondo la leggenda, fu proprio Virgilio a scavarla con i suoi poteri magici: in una sola notte ! In realtà – o almeno secondo quanto afferma l’archeologia ufficiale – fu costruita dai Romani per scopi militari nel I secolo a.c. Secondo altre fonti invece la grotta sarebbe molto più antica, precedente anche all’arrivo dei coloni greci (V secolo a.c.), essendo opera dell’antico popolo dei Cimmeri: costruttori di opere megalitiche che – come riferisce Strabone – vivevano in case sotterranee collegate fra di loro da gallerie.

Riti pagani, canti e balli ai piedi di una grotta

Priapo - Affresco da PompeiPer i Napoletani del tempo quell’immenso traforo assunse ben presto molteplici valori simbolici: materno ed uterino, per la sua forma stretta e angusta, ma anche una metafora del passaggio tra la morte e la vita, tra la luce ed il buio. Tanto che nelle sue immediate vicinanze (ai piedi della grotta) costruirono un piccolo tempio dedicato a Priapo: il dio della fertilità, figlio di Afrodite e famoso nella mitologia dell’antica Grecia per la sproporzionata lunghezza del pene.
Nelle notti di Settembre, quel tempio era sede di baccanali, festività religiose a sfondo propiziatorio caratterizzati – almeno nelle forme più antiche – da oscene pratiche sessuali (riti orgiastici).

Anche se a quel tempo la tarantella non era ancora nata, pare che durante quelle feste i Napoletani, da sempre chiassosi e tumultuosi, si lasciassero andare in accorati canti ed appassionati balli; a raccontarcelo è lo scrittore romano Petronio Arbitrio nel suo Satyricon (I secolo d.c.). In breve tempo Napoli conquistò fama di città della musica e del canto. Ciò ci viene confermato ancora una volta dal racconto di uno scrittore di epoca imperiale: Stevonio. Secondo quest’ultimo perfino l’imperatore Nerone, che si considerava un grande cantante e un sopraffino musicista, volle venire ad esibirsi nel 63 d.c. ai piedi di quella grotta, al cospetto dei Napoletani ritenuti artisticamente più competenti dei Romani (leggi l’articolo L’imperatore Nerone nella storia della canzone napoletana).

La Madonna di Piedigrotta

Nel corso dei secoli quei luoghi influenzarono fortemente la cultura e le tradizioni della città: nelle credenze, nei riti e nel folclore. Con il passare del tempo le pratiche misteriche pagane furono affiancate e poi sostituite da quelle Cristiane. Nel III secolo si diffuse il culto di Maria Vergine. Il tempio dedicato a Priapo fu raso al suolo e al suo posto fu costruita una cappella dedicata alla Madonna dell’Idria (o Odigitria). Ne sono una testimonianza il dipinto della stessa Madonna presente in una nicchia all’imbocco orientale della grotta e quello di San Luca osservabile dalla loggetta.

Vecchia foto della festa di Piedigrotta, sullo sfondo la chiesaSecondo la leggenda nel 1353 la Madonna apparve contemporaneamente a tre religiosi in tre luoghi distinti. A loro chiese di costruire una chiesa vicino alla grotta. La chiesa fu costruita, con il lauto contributo dei pescatori di Mergellina, proprio sulle rovine dell’antico tempio pagano dedicato al dio Priapo, dove, sempre secondo la leggenda, era stata rinvenuta un’icona della stessa Madonna.

La chiesa subì diverse modificazioni e restauri, fino a quando fu completamente ricostruita. Nel tempo divenne sempre più il centro della devozione del borgo marinaro nonché una meta irrinunciabile per i pellegrini: l’usanza era quella di andare a rendere omaggio alla Madonna di Piedigrotta la notte del 7 settembre – secondo la tradizione la data della natività di Maria. Una testimonianza al riguardo ci viene dal cronista Leostello (1487) che accenna ad una festa di “Santa Maria della Grotta” dove “tutti vi accorrevano nella notte tra il 7 e l’8 settembre”.

La nascita della festa

Santino Madonna di PiedigrottaQuella festa era anche un’occasione per fare una scampagnata nella bellissima Mergellina. In attesa poi di entrare nella chiesa per inginocchiarsi di fronte all’altare della Madonna di Piedigrotta i Napoletani ballavano e cantavano davanti alla grotta illuminata con torce: proprio come facevano i loro antenati. Nacque così l’usanza di una sfida canora tra i vari gruppi di pellegrini. Questa pratica si consolidò sempre di più nel corso del tempo.

Con il passare degli anni la festa di Piedigrotta assunse contorni sempre più trionfalistici. Nel 1731 nacque la “Confraternita dei pescatori marinari di Chiaia” che aveva il compito di assistere alle processioni. Sotto il regno di Carlo III, che nel 1744 introdusse nei festeggiamenti anche una parata militare, la festa assorbì in se, sostituendola completamente, quella del Carnevale che a Napoli si svolgeva il 16 Febbraio; venne ereditata così anche la tradizione dei carri allegorici.

La svolta decisiva per la manifestazione canora di Piedigrotta si ebbe però nel 1835 a seguito del clamoroso successo della canzone I te voglio bene assaje – scritta dall’ottico Raffaele Sacco e musicata, almeno secondo la leggenda, da Gaetano Donizetti. La canzone vendette 180.000 copielle, una cifra pazzesca per quel tempo. Questo attirò l’attenzione degli editori che fino a quel momento si erano occupati solo di musica classica. Nasceva così la Piedigrotta delle canzoni.

Link Esterni su “Le origini della festa di Piedigrotta: tra storia e leggenda, tra sacro e profano “

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Mimmo GuarinoCiao! Mi chiamo Mimmo Guarino alias “Lo Guarracino” e sono il creatore di questo blog. Mi sono innamorato della canzone napoletana grazie alla voce del grande Roberto Murolo, a mio avviso il più grande interprete di questa nobile forma d’arte.

9 Responses to “Le origini della festa di Piedigrotta: tra storia e leggenda”

  1. giovanni scrive:

    grazie, erano anni che desideravo sapere questa storia molto soddisfacente.

  2. Paolo Gauci (da Gozo Malta) scrive:

    Caro Guarracino.
    Io non sono italiano e forse non sono cosi abile a scrivere la vostra lingua. Non sono stato mai a Napoli anche se ho visitato l’Italia diverse volte. Da bambino mi sono innamorato dalla canzone di Napoli e oggi di vecchia eta’ mi considero uno studioso della canzone partenopea. Mi piacciono molto le canzoni interpretate dal celeberrimo Roberto Murolo. Insomma grazie molto per la tua lettura che ho trovato culturalmente interessante
    Domenica 16-8-2015 17:15

  3. massimo caccavale scrive:

    questo sito l’ho trovato molto interessante e culturale

  4. Carmine scrive:

    Grazie per questo tuo contributo. Ignoravo molte cose ma adesso non più….Grazie ancora

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