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Napoli, la patria mondiale del Cardillo

Categoria: Storie, aneddoti e curiosità
Data inserimento: 31 agosto, 2013
Autore: Lo Guarracino

Ricordo che mio nonno Luigi aveva una grandissima passione per questi uccelli. Ne possedeva tantissimi: sicuramente più di trenta e tutti in casa; al punto che diventarono la principale causa di litigio con mia nonna Nanninella! Io, bambino, mi divertivo spesso a stuzzicarli: ricordo che avvicinavo di quel poco il ditino alla gabbia e quelli subito tentavano di beccarmi. Oggi i tempi sono cambiati – per fortuna – ed il cardellino è una specie protetta.

Un esemplare di cardellinoIl cardellino – in napoletano lo cardillo – è un piccolo uccello dal piumaggio variopinto. Con la sua testolina dalla calotta nera e la mascherina rossa è probabilmente il più bello tra in nostri uccelli, l’unico in grado di reggere il confronto con quelli di esotica provenienza. Sebbene sia apprezzato un po’ ovunque, è indubbio che la sua “patria” sia la Campania ed in particolare Napoli dove è presente in gran quantità nel Parco Nazionale del Vesuvio.

Eduardo de Filippo in una scena di Questi fantasmiA Napoli il cardillo è un vero e proprio beniamino: amato soprattutto per quel suo canto melodioso, vario e modulato che ricorda molto quello del canarino. Eccezion fatta per il periodo della muta, il cardillo canta praticamente tutto l’anno – proprio come certi napoletani. Fino a qualche anno fa – specie nelle zone più popolose della città – era immancabile la piccola gabbietta con dentro un cardellino: appesa fuori ad un balcone, un basso o un negozio. Praticamente ogni famiglia ne possedeva uno. Nella commedia Questi fantasmi di Eduardo, l’inquilino Pasquale Lo Iacono entrando nella nuova casa, prima di ogni altra cosa, appende fuori dal balcone la gabbietta col suo cardellino.

Il valore di questi uccellini dipende principalmente dalla qualità e dalla intensità del canto. Un cardillo di prestigio può arrivare ad avere una quotazione di svariate migliaia di euro. Recentemente è stata riportata su tutte le testate nazionali la notizia (tragicomica) di una rapina a mano armata fatta per rubare un cardillo bianco. Pare che solo pochi giorni prima della rapina il proprietario – di Cardito – avesse ricevuto da un amatore un’offerta di cinquantamila euro per l’acquisto del raro esemplare!

A proposito della città di Cardito. Così come Carditello, deriva il suo nome proprio dal cardillo. Un tempo questi paesi erano infatti famosi proprio per l’abbondanza di cardilli. D’altro canto dalle nostre parti non certo è difficile trovare cognomi come Cardillo o anche Cardella, Cardellino, etc. Del resto l’autore della musica della celebre canzone classica napoletana Core ‘ngrato si chiamava proprio Salvatore Cardillo.

A Napoli esiste una tradizione addirittura secolare per “educare” il cardillo al bel canto. Fin da giovanissimo l’uccellino viene messo in un posto poco illuminato e silenzioso e gli si fa ascoltare il canto di un maestro; il maestro può essere un altro cardellino, un incardellato – cioè l’incrocio tra un cardillo ed un canarino – o anche un nastro magnetico preregistrato; chissà se oggi gli appassionati usano i lettori MP3.

Madonna del cardellinoCi sono anche tantissime leggende sui cardellini. Nell’antica cultura partenopea il cardellino rappresentava lo spirito dell’uomo che volava via al momento della morte. Questo significato fu poi assorbito nella successiva cultura cristiana che lo collegò alla passione del Cristo. Una leggenda narra infatti di un cardellino che tentando di estrarre le spine dalla testa di Gesù in croce si macchiò col suo sangue restando così per sempre con la macchiolina rossa sul capo. Questa tradizione la si ritrova nella Madonna del cardellino, un quadro dipinto da Raffaello Sanzio nel 1506 e conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze. In questa opera un piccolo San Giovanni Battista offre un cardellino a Gesù bambino come simbolo della Passione che sarà da venire.

In ultimo non poteva mancare la connessione con la canzone classica napoletana. Questo uccello ha infatti ispirato una delle più belle canzoni napoletane della prima metà dell’ottocento intitolata proprio Lo Cardillo (conosciuta anche col titolo Lo Cardillo ‘nnammurato). Si tratta di un antico canto popolare napoletano che nel 1849 fu rielaborato ed adattato da Ernesto del Preite e Pietro Labriola. Ed è proprio questa la versione che ci è pervenuta. In questa canzone un innamorato deluso decide di istruire il suo cardellino in modo che questi possa volare dalla donna amata e spiarla.

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Mimmo GuarinoCiao! Mi chiamo Mimmo Guarino alias “Lo Guarracino” e sono il creatore di questo blog. Mi sono innamorato della canzone napoletana grazie alla voce del grande Roberto Murolo, a mio avviso il più grande interprete di questa nobile forma d’arte.

2 Responses to “Napoli, la patria mondiale del Cardillo”

  1. CiaoLili scrive:

    Grazie Guarracino, è veramente un ottimo articolo, completo di tutti i riferimenti storici nel campo non solo della canzone ma anche in quello dell’arte pittorica e della letteratura, è stato un piacere leggerti. Poiché mi diletto scrivendo poesie anche napoletane, ti dirò che anche a me, il cardillo, ha ispirato una poesia dialettale, però è un po’ lunga, per tale motivo non la trascrivo,e te ne lascio una breve di un anonimo uccellino, come piccolo dono e segno di simpatia:
    N’aucelluzzo…

    N’aucelluzzo piccerillo
    zumpettea ncopp’ a fenesta
    po’ s’avota e capuzzea
    e se guarde tutt’attuorne
    forse prova ‘e scelletelle
    si so’ pronte pe’ vulà
    forse ‘a mamma l’ha mannato
    pe’ capì si s’è mparato.
    Ncopp’ ‘e fierre d’ ‘a fenesta
    tomo tomo appullaiato
    fa nu trillo e po’ s’arresta
    comme a uno ca riflette
    e antrasatte spicca ‘o volo
    cu li scelle piccerelle
    vola e saglie fine ncielo
    miez’e nuvole e li stelle.

    Liliana Batà 14 agosto 2012

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