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Tu me diciste si ‘na sera ‘e maggio

Categoria: Canzone napoletana classica
Data inserimento: 8 settembre, 2013
Autore: Lo Guarracino

Tu me diciste si ‘na sera ‘e maggio; per la precisione quella sera del 10 maggio del 1987. Se è vero che fu quella una data storica nelle vicende del calcio italiano, con il Napoli che vinceva il suo primo scudetto, è altrettanto vero che i festeggiamenti che ne seguirono furono, per intensità, durata e fantasiosità, un evento che rimane ancora oggi negli annali delle manifestazioni folcloristiche di tutti i tempi. E sia ben chiaro: si trattò di un evento planetario, la festa fu ovunque nel mondo ci fosse un napoletano!

Ricordo ancora il suono assordante delle trombe, dei fischietti, dei tamburi, dei clacson. Le auto dipinte di azzurro nei lunghi caroselli che bloccarono la città per una notte intera. Ho ancora davanti agli occhi (… e quando ci penso mi viene ancora da ridere!) l’immagine di un mio zio “appeso” ad uno scuola-bus stracarico di tifosi trasformato per l’occasione in carro da festa. E poi le bandiere sventolanti, i palloncini, i festoni, le parrucche di Maradona. Insomma, un’apoteosi (o una follia)!

Festa primo scudetto NapoliGrandi affari dovettero fare i colorifici. La città fu infatti interamente dipinta di azzurro: muri, marciapiedi, strade, piazze, palazzi, serrande, pali della luce, etc… In alcuni casi i pennelli realizzarono anche opere di una certa bellezza. Enzo, un mio ex compagno di scuola pittore, dipinse su una parete nella piazza del paese (Calvizzano) un enorme panoramica del golfo di Napoli con un Maradona che spuntava fuori dal Vesuvio e con lo scudetto sullo sfondo fatto di cielo azzurro. Straordinario. E’ rimasto lì per anni.

Quello che più mi è rimasto nella memoria sono però le scritte sugli striscioni (in questo campo i napoletani hanno sempre dimostrato di essere dei maestri). Bellissimo quello che sfotteva i tifosi della Juventus, gli avversari di quella trionfale stagione: “Meglio uno scudetto da leoni che venti….. da Agnelli”. Commovente quello che recitava: “Ero piccirillo e te sunnavo, mo ca so’ viecchio si’ venuto” (ero piccolo e ti sognavo, ora che sono vecchio sei arrivato). Il più straordinario di tutti fu però quello dedicato ai defunti apparso davanti all’ingresso del cimitero di Poggioreale: “e che ve site perso!” (cosa vi siete persi!). Colui che scrisse questa frase doveva essere di certo un poeta. Ancor più geniale fu però la “risposta” che apparve poco dopo: “e a vuje chi ve l’ha detto?” (e a voi chi ve lo ha detto?).

Molti tifosi attinsero al repertorio della canzone classica napoletana per scrivere dediche alla propria squadra. Ad esempio si videro scritte come: “Tu si ‘na cosa grande”, “Tenimmice accusì…anema e core”, “oje vita, oje vita mia …” e tante altre ancora. Senza dubbio, però, quella che più di tutte è rimasta nell’immaginario collettivo dei tifosi è: “Tu me dicisti sì na sera ‘e maggio” (Tu mi dicesti di sì in una sera di maggio). Al punto che, esattamente vent’anni dopo, il 10 maggio del 2007, per celebrare e ricordare quell’evento, sarebbe uscito un libro (per la casa editrice Graf) proprio con quel titolo: ‘Na sera ‘e maggio’.

‘Na sera ‘e maggio’, la canzone che non ti aspetti

‘Na sera ‘e maggio è il titolo di una stupenda canzone napoletana scritta nel lontano 1937. Una composizione che rientra nel novero dei più bei classici del repertorio melodico partenopeo. I versi sono struggenti, intensi e passionali. La melodia è di quelle che ti entrano dentro fin dal primo ascolto.

La canzone parla della fine di un amore che – come del resto tutti gli amori – all’inizio si era proclamato di eterna durata. Due innamorati si danno appuntamento al solito posto; proprio lì davanti al mare. Ma la donna è cambiata: c’è qualcosa di diverso in lei. Si scorge qualcosa di strano nel suo atteggiamento. E’ distratta. Distante. Quando parla distoglie lo sguardo. Ormai il suo cuore appartiene ad un altro! L’uomo tutto questo lo ha compreso e ricordando la promessa di quel “sì”, fatta dalla lei proprio una sera di Maggio, si chiede disperato come ella possa adesso avere il coraggio di lasciarlo.

Giuseppe CioffiFin qui niente di nuovo. Uno dei tanti capolavori della produzione canora partenopea. La sorpresa arriva invece quando si scoprono i nomi degli autori. Dall’intensità dei versi ci si aspetterebbe infatti un Salvatore Di Giacomo, un Vincenzo Russo o un Libero Bovio. Dalla solennità della melodia (specie del ritornello) un Edoardo Di Capua, un Mario Costa o un Roberto Falvo. Niente di tutto ciò: ‘Na sera ‘e maggio fu scritta da due signori che con le canzoni d’amore romantiche e passionali c’entravano come il cioccolato sul pomodoro! Sto parlando del celebre duo Pisano-Cioffi, ovvero dei massimi esponenti, e certamente i più prolifici, della macchietta e della canzone umoristica napoletana.

Egidio Pisano (in arte Gigi) e Giuseppe Cioffi scrissero più di duemila canzoni. Le loro erano composizioni allegre, ironiche, piene di allusioni e doppi sensi. Provo a menzionare solo alcuni dei successi usciti fuori da quella loro fortunata collaborazione: Agata, Ciccio Formaggio, I due Gemelli, Mazza, Pezza e Pizzo, L’hai voluto tu, Donn’ Amà, Quagliarulo se ne va, M’aggia curà, Cruscritto ‘nnammurato, Rea Confessa, Pensierotti. Altre celebri canzoni comiche nel repertorio di Cioffi sono: Dove sta Zazà, Abbracciato col cuscino, Fatte fa’ ‘na foto e Fravula frà.

Come si spiega allora una canzone come ‘Na sera ‘e maggio nel loro repertorio?
Bene. A Napoli, accanto al filone melodico-classico, ha da sempre proliferato anche una controparte comica-umoristica; le macchiette nacquero a Napoli già verso la fine dell’ottocento (con il poeta Ferdinando Russo ed il cantante-attore Nicola Maldacea). Questo tipo di canzoni, però, veniva un po’ snobbato dai puristi (e forse lo è ancora oggi). Pare che gli autori delle canzoni melodiche, sia i poeti e che i musicisti, storicamente si siano sempre considerati come i soli depositari della “vera canzone napoletana”. Un po’ come se ridere sia meno nobile che sognare e soffrire.
D’altro canto i compositori di macchiette e canzoni umoristiche, che di certo non si sentivano artisti di seconda categoria, guardavano con non poca ironia quei loro colleghi sempre intenti ad idealizzare il sentimento dell’amore.

‘Na sera ‘e maggio volle allora essere un banco di prova per Pisano e Cioffi. Con essa i due raggiunsero vette artistiche elevatissime. Si consacrarono ancor di più – se mai ce ne fosse stato ancora il bisogno – come due autentici fuoriclasse sconfessando così quella presunta superiorità di quei poeti e di quei musicisti più “impegnati”.

Comunque sia, ‘Na sera ‘e maggio resta un vero capolavoro; patrimonio di tutti. Una canzone che è stata cantata dai più grandi interpreti della canzone nostrana: da Roberto Murolo a Sergio Bruni, da Giuseppe Di Stefano a Claudio Villa, da Mario Trevi a Nunzio Gallo, da Mirna Doris a Mina.

Un’ultima curiosità: ‘Na sera ‘e maggio era la canzone preferita del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, il quale pare fosse un grande estimatore della canzone napoletana.

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Mimmo GuarinoCiao! Mi chiamo Mimmo Guarino alias “Lo Guarracino” e sono il creatore di questo blog. Mi sono innamorato della canzone napoletana grazie alla voce del grande Roberto Murolo, a mio avviso il più grande interprete di questa nobile forma d’arte.

5 Responses to “Tu me diciste si ‘na sera ‘e maggio”

  1. rosa scrive:

    è poesia-meravigliosa

  2. CiaoLili scrive:

    Ciao Guarracino ovvero gentile Mimmo, pur non avendo interesse verso il mondo del calcio, come si fa a non ricordare il tripudio del giorno del primo scudetto? è chiaro che per amore della mia città non potei che esserne felice! Non sapevo però che la bellissima canzone avesse attinenza con lo storico evento! Le macchiette napoletane le conosco quasi tutte, oddio non a memoria, ma per averle seguite, per divertimento, dalle stimabilissime esecuzioni dei nostri artisti, come ad esempio l’indimenticabile Nino Taranto.Non sapevo ma ora grazie a TE, so, che gli autori di quelle divertenti macchiette, furono autori della romantica “Na sera ‘e maggio”.Mio padre sapeva eseguirla ottimamente a pianoforte, molte canzoni classiche napoletane, mi ricordano mio padre che ne era un appassionato cultore ed esecutore al piano.Grazie dei tuoi interessanti articoli che leggo sempre con piacere.Un caro saluto, ed ora andrò ad ascoltarmi la canzone.Ciao, Liliana.

  3. Massimo D'Argenzio scrive:

    Chiaro, ricco di note e semplice: un arricchimento! Grazie!

  4. Dorina scrive:

    Ciao, Mimmo!
    Molto interessante le cose sullo scudetto e sulla canzone! Ho preso appunti!
    Questa canzone l’ha incisa anche Fausto Cigliano accompagnato dalla sua chitarra nel CD L’oro di Napoli, del 2004, Polosud PS047. Senti! Bello, eh!
    https://www.youtube.com/watch?v=d_xjRyDmuTE
    Un saluto!!!

  5. Varelli Francesca scrive:

    Ciao Mimmo grazie per questo dono che ci hai fatto molto bello complimenti! È bello sapere il perché di canzoni e viverle ….

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