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Napoli e il gioco del lotto: fatti, personaggi e canzoni

Categoria: Storie, aneddoti e curiosità
Data inserimento: 12 dicembre, 2011
Autore: Lo Guarracino

Da sempre legata alla magia, alle superstizioni e ai numeri, Napoli ha fatto del gioco del lotto una vera e propria filosofia di vita. In nessun’altra città del mondo un gioco d’azzardo è entrato così in profondità nella cultura, nella mitologia e nei costumi del suo popolo. Un mondo parallelo fatto di credenze e misteri, di personaggi più o meno curiosi, di miseria e speranza; dove sacro e profano si mischiano tra loro, così come la realtà e la fantasia.

Già nel cinquecento il lotto aveva preso piede nella città partenopea con i napoletani che giocavano praticamente su tutto: sul sesso dei nascituri, sulla morte dei papi, su eventi bellici, calamità naturali, ecc. Solo nel 1682 però il gioco fu statalizzato dal viceregno spagnolo. Fino a quel momento i napoletani si erano rivolti a corrieri genovesi – inventori stessi del gioco nel 1539 – per la raccolta delle scommesse; con conseguente fuga di capitali all’estero.
Proprio a causa di questa grande passione, il lotto è stato sempre una lucrosa fonte di guadagno per i governi che nel tempo si sono succeduti a Napoli, ma al tempo stesso anche l’unica tassa che i napoletani hanno sempre pagato con piacere!

Condannato dalla Chiesa perché ritenuto peccaminoso e criticato aspramente dagli intellettuali per i danni economici e psicologici causati alla società – come non ricordare “Il paese della cuccagna” (1890) di Matilde Serao – il lotto ha sempre resistito a tutti gli attacchi, strenuamente difeso dal popolo napoletano che non ha mai voluto rinunciarci. Neanche quando nel 1688 fu abolito a seguito del terremoto che colpì la città e che – tanto per cambiare – fu interpretato come un castigo divino: i napoletani infatti continuarono a giocarlo per strada! Nulla hanno potuto nemmeno comandanti e generali. Salito sul trono di Napoli nel 1805, Giuseppe Bonaparte si affrettò subito ad emanare un decreto con il quale rassicurava i napoletani che il gioco del lotto si sarebbe continuato a svolgere regolarmente. E quando nel 1861 l’integerrimo Giuseppe Garibaldi ne decise l’abolizione con un decreto per poco non scoppiò una sommossa popolare: l’ordine non fu mai eseguito!

Più che una simbologia i napoletani hanno creato attorno al “culto” del lotto una vera e propria sceneggiatura. Nel corso degli anni, anche sulla base di credenze del passato, si sono venuti a creare infatti tutta una serie di figure e personaggi ai quali sono stati attribuiti poteri più o meno magici. I più “potenti” tra questi sono senz’altro i defunti. Sono loro a dare in sogno ai propri cari, rimasti sulla terra, numeri vincenti da giocare. non-ti-pagoCome non citare a tal proposito la bellissima e divertentissima commedia Non ti pago (1940) di Eduardo De Filippo. Un’altra figura tipica è poi quella del Femminiello (l’omosessuale), che porta bene perché carico di una valenza magica, un retaggio questo di tradizioni popolari per cui i diversi sono detentori di poteri sovrannaturali. Così come lo scartellato, cioè l’uomo affetto da una gobba posteriore – quella che in napoletano è detta per l’appunto scartiello. Capitolo a parte meritano gli “assistiti”, personaggi pseudo-mistici in grado di grado di predire i numeri vincenti perché in comunicazione con le anime del purgatorio.

Così profondamente radicato nella società era inevitabile una sua commistione anche con la canzone napoletana. Accanitissimo giocatore del lotto era Eduardo Di Capua, l’autore della musica di ‘O Sole mio. Il maestro era sempre a caccia di qualche “assistito” che gli potesse dare qualche numero vincente. Un giorno ebbe notizia di un certo Vincenzo Russo del quale si diceva che venisse contattato di notte dagli spiriti. In realtà il povero Vincenzo era afflitto da una grave malattia polmonare, per questo molte notti le passa insonni a scrivere: non numeri, ma poesie. I due si conobbero nel negozio di calzature dove Russo lavorava. Ovviamente Di Capua non ottenne nessun numero vincente, in compenso però ebbe i testi di canzoni memorabili come Maria Marì, ‘A serenata d’ ‘e rose, Torna Maggio e I’ te vurria vasà.

Nel 1949 Renato Carosone portò al successo Tre numeri al lotto, una canzone tutta speranza che narra di un tizio sicurissimo di vincere al lotto con i tre numeri che si è sognato la sera prima : 25, 60 e 38 ! Chissà quante volte saranno stati giocati questi numeri! Di qualche anno più tardi, 1956, è invece ‘A quaterna, interpretata tra l’altro da artisti come Nino Taranto, Aurelio Fierro, Sergio Bruni e Gicaomo Rondinella. Anche questa dedicata al gioco del lotto. Qui i numeri da giocare, come si capisce dal titolo, sono quattro: 31, 7, 5 e 48. Anche in questo caso le giocate saranno state tantissime, con il rischio di mandare lo stato italiano in bancarotta!

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Mimmo GuarinoCiao! Mi chiamo Mimmo Guarino alias “Lo Guarracino” e sono il creatore di questo blog. Mi sono innamorato della canzone napoletana grazie alla voce del grande Roberto Murolo, a mio avviso il più grande interprete di questa nobile forma d’arte.

9 Responses to “Napoli e il gioco del lotto: fatti, personaggi e canzoni”

  1. maris scrive:

    Io ho giocato al lotto una volta sola in vita mia (ed ho ovviamente perso).
    Però i miei suoceri giochicchiano e ogni tanto vincono qualcosina, ma mi sa che sommando tutto ciò che hanno speso e sommando ciò che hanno vinto finora….vanno a perderci 😀
    Comunque di ciò che tu hai citato amo moltissimo la commedia “Non tipago” di Eduardo: insieme a Filumena Marturano e Uomo e Galantuomo è quella che conosco a memoria più delle altre (che comunque mi piacciono tutte!). Quando parla Eduardo…”è Cassazione” (per citare “Così parlò Bellavista”!)
    Un saluto e buonanotte Mimmo!!!

  2. maris scrive:

    Stavo per dimenticare Napoli Milionaria….altro capolavoro emozionante e straordinario.
    Però, sai, a proposito di Le voci di dentro…mi mette una certa inquietudine, è artisticamente meravigliosa (Zì Nicola è un personaggio fenomenale) ma è davvero dura e triste con quel sentimento di paura e sospetto che serpeggia nella famiglia accusata dal protagonista Alberto…

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