Tarantelluccia.it

Le canzoni napoletane incise da Enrico Caruso

Categoria: Contenuti speciali
Data inserimento: 19 luglio, 2016
Autore: Lo Guarracino

Agli albori della discografia

Enrico CarusoEnrico Caruso può essere senza dubbio considerato uno dei pionieri della discografia mondiale, il primo grande artista lirico ad incidere la sua voce su disco. Nel 1902 quella nuova tecnologia era ormai matura per prendere il posto della più vecchia a cilindro. Quello stesso anno, dietro un compenso di cento sterline, in una camera dell’Hotel Spatz di Milano improvvisata a studio di registrazione, Caruso incise dieci arie sfruttando quel nuovo sistema che garantiva una maggiore durata ed una migliore qualità sonora. Fu un grande successo che contribuì ancor di più a renderlo famoso in tutto il mondo. L’innovazione fece scalpore. Il grammofono prese il posto del vecchio fonografo e tanti artisti lirici che fino a quel momento si erano rifiutati registrare la propria voce capirono che una nuova epoca si stava aprendo.

La canzone napoletana: la scommessa vinta da Enrico Caruso

Sette anni più tardi Caruso ebbe un’altra grande intuizione: incidere delle canzoni napoletane. In realtà non era la prima volta che un cantante lirico registrava delle “canzonette” (così venivano etichettate le canzoni per distinguerle dalle opere liriche). Già nel 1899, infatti, il tenore italiano naturalizzato statunitense Ferruccio Giannini aveva inciso a New York tre canzoni napoletane: Funiculì Funiculà, Santa Lucia e Mariannina. Enrico Caruso era però uno dei tenori più famosi del mondo, all’apice della sua carriera, con un pubblico abituato ad ascoltarlo nel suo repertorio classico nei teatri lirici più prestigiosi. Quel passo non era per niente scontato. Non mi è difficile però immaginare con quanta convinzione ed orgoglio dovette compiere quello storico gesto che fece entrare la tradizione musicale della sua amata Napoli dalla porta principale del palcoscenico mondiale!

Nell’arco di una decina d’anni Caruso incise in tutto ventidue canzoni napoletane con un percorso tutt’altro che scontato. Scelse sì anche classici, come ‘O sole mio e Santa Lucia, ma soprattutto puntò su canzoni nuove scritte per la maggior parte in America da poeti e musicisti italiani emigrati oltreoceano. E non ebbe che l’imbarazzo della scelta con quelle nutrite schiere di poeti e musicisti che, tra Napoli e New York, facevano a gara per offrirgli composizioni scritte apposta per lui.

Le registrazioni, effettuate nei Victor’s studio a New York e a Camden (una cittdina del New Jersey), furono dirette dal 1909 al 19169 dal Maestro Walter B. Rogers e dal 1917 al 1920 dal Maestro J. Pasternakdal.

Cronologia delle incisioni tra nomi illustri e storie di emigrazione

La prima canzone napoletana che Caruso incise su disco è la semisconosciuta Mamma mia che vo’ sape’?!, scritta quello stesso anno, il 1909, da Ferdinando Russo con la musica di Emanuele Nutile. Il testo parla di un uomo che nasconde le sue pene d’amore alla madre per non darle preoccupazioni:

Mamma mia mme vène appriesso,
cu na faccia ‘e cera fina,
e mme guarda e nn’andivina
chesta freva mia ched è!

un tema simile sarà ripreso molti anni dopo, nel 1946, nella canzone Vierno scritta da Armando De Gregorio e Vincenzo Acampora.

Due anni più tardi Enrico Caruso lanciò Core ‘ngrato facendone un successo mondiale grazie ad una interpretazione magistrale. La canzone era stata scritta da due emigranti italiani: Riccardo Cordiferro e Salvatore Cardillo. Per certi versi resta questa la canzone napoletana più rappresentativa di Caruso. Pare che l’autore, poeta, scrittore nonché fondatore del settimanale letterario La Follia, compose quei versi ispirandosi proprio alle vicende amorose del tenore napoletano con l’ex moglie Ada Giachetti.

Sempre nel 1911 Caruso incise Canta pe’ me!, scritta da Libero Bovio ed Ernesto De Curtis, due mostri sacri della canzone napoletana.

Edoardo MigliaccioNel 1912 fu la volta di Tarantella sincera, una canzone napoletana scritta da Edoardo Migliaccio, in arte Farfariello. Nato a Cava de’ Tirreni nel 1880 si trasferì in America dove divenne un mito tra gli italo-americani interpretando irriverenti macchiette napoletane. La canzone, solo in apparenza leggera, descrive in maniera ironica le condizioni di vita delle donne italiane emigrate negli USA in un periodo nel quale in California ed in altri stati dell’est le donne americane conquistavano, seppur faticosamente, il diritto di voto tramite un referendum

‘Na figliola ca sapesse fa ‘a cazetta sulamente
e l’amore po’ ll’avesse canusciuto ‘nmano a mme.

La canzone fu musicata Vincenzo De Crescenzo, anche lui emigrato in America e da non confondere con l’omonimo autore di Luna Rossa (1915-1987).

Solo nel 1913 Caruso incise, per la prima volta, un classico del repertorio napoletano: Fenesta che lucive. È la canzone che la leggenda fa risalire alla storia della Baronessa di Carini (1563) e la cui musica viene attribuita a Vincenzo Bellini. Quello stesso giorno incise anche Guardanno ‘a Luna, una canzone pubblicata nel 1904 e che per certi versi può essere considerata un ibrido poiché fu scritta per metà in America, da tale Gennaro Camerlingo, e per metà in Italia da Vincenzo De Crescenzo (che l’anno dopo si sarebbe trasferito anche lui oltreoceano).

Nel 1914 Caruso incise di nuovo una canzone scritta da Ferdinando Russo. Si tratta di Manella mia, musicata questa volta dal Maestro Vincenzo Valente.

L’anno successivo, nel 1915, le incisioni furono tre: Pecché, di C. De Flavis e G.E. Pennino, Cielo turchino, scritta da G. Capaldo (il poeta di Comme facette mammeta e ‘A tazza ‘e cafè) e musicata da M. Ciociano, e ‘A luna di Vardelli (incisione inedita).

Finalmente nel 1916 (per l’esattezza il 5 Febbraio) arrivò il turno della canzone napoletana per eccellenza: ‘O sole mio. In realtà, è più corretto dire che sarebbe ancor di più diventata la canzone napoletana per eccellenza proprio grazie a quella incisione. Sarà un successo planetario. Un momento storico della canzone napoletana, ma più in generale della discografia mondiale. Con questa incisione Enrico Caruso arriverà nelle case degli appassionati di tutto il mondo e con lui la canzone napoletana.

Il mese successivo altre due canzoni: Tiempo antico, scritta dallo stesso Caruso e dal forte sapore autobiografico

Era lu tiempo antico
comm’era o Paraviso,
ca sempe benedico,
li bracce m’apparive, ‘mpietto m’astrignive.
Chine de passione currevo ‘mbraccio a tte.

e la famosissima Santa Lucia, scritta nel 1848 dal poeta e giornalista Enrico Cossovich e musicata dal compositore e grande editore di origini francesi Teodoro Cottrau.

Nel 1917 è la volta di Uocchie celeste, una canzone nata in Italia dalla penna di Armando Gill e musicata in America da V. De Crescenzo.

L’anno dopo un altro classico della canzone napoletana che però sarà pubblicato come inedito solo molti anni dopo. Si tratta di Maria Marì, il capolavoro di Vincenzo Russo ed Eduardo di Capua; .

Enrico_Caruso_studia_con_Salvatore_FucitoNel 1919 sono addirittura sei le incisioni. La prima porta la firma di quello stesso Riccardo Cordiferro che aveva scritto Core ‘ngrato. La canzone si intitola Sultanto a tte ed è musicata da Savatore Fucito; un altro italiano emigrato in America, spesso pianista accompagnatore di Caruso nonché suo segretario personale. Le altre cinque, che Caruso incise nell’arco di una settimana, sono: la sublime Tu ca nun chiagne (1915) di L. Bovio ed E. De Curtis, ‘A vucchella (1903), scritta da Gabriele D’Annunzio per una scommessa con il maestro Francesco Paolo Tosti, Addio a Napoli (1868) di Teodoro Cottrau, Senza nisciuno (1915) di A. Barbieri ed E. De Curtis e Scordame di Manente e Salvatore Fucito.

A poco meno di un anno dalla sua morte, il 14 Settembre 1920 , l’ultima incisione: I’ m’arricordo ‘e Napule (1920) di P.L. Esposito e J. Gioe’ che ironia della sorte scriveranno poco più tardi Caruso miez’a li angeli per commemorare la scomparsa del grande artista.

Argomenti trattati , , , , , , , , , , , , , , ,

Mimmo GuarinoCiao! Mi chiamo Mimmo Guarino alias “Lo Guarracino” e sono il creatore di questo blog. Mi sono innamorato della canzone napoletana grazie alla voce del grande Roberto Murolo, a mio avviso il più grande interprete di questa nobile forma d’arte.

5 Responses to “Le canzoni napoletane incise da Enrico Caruso”

  1. Luigi Cartozzi scrive:

    Caro Mimmo ti faccio i miei più cordiali complimenti per il lavoro che stai svolgendo. E t’invito anzi ti esorto a continuare così in quanto sei un grande. Un caloroso saluto
    ciao ciao.

  2. OTTORINO scrive:

    MIMMO SEI GRANDE, MENO MALE CHE C’E’ ANCORA QUALCUNO CHE TIENE ALTO LA NOSTRA BELLISSIMA GRANDISSIMA CANZONE NAPOLETANA, SPECIALMENTE QUELLE DI ALCUNI ANNI A DIETRO. PERCHE’ QUESTI CHE CANTANO OGGI, CHE PER ME RAGLIANO NON CANTANO MI FANNO PENA. NON C’E’ PIU’ UN BRAVO CANTANTE, PURTROPPO QUESTO PASSA IL CONVENTO. ED IO ASCOLTO SEMPRE LE CANZONI DI UN TEMPO, E MI DILETTO PURE DI CANTARLE.TANTI COPLIMENTI MIMMO.

  3. roberto scrive:

    è STATO IL PIù GRANDE DI TUTTI I TEMPI CON VOCE POSSENTE E IMMORTALE E DOPO SONO VENUTI GIGLI E DEL MONACO,SONO STATI I 3 GRANDISSIMI.IO SONO TENORE LEGGERO,STUDIO DA + DI 15 ANNI E LA MUSICA è UNA COSA INDESCRIVIBILE FAVOLOSA,MI HANNO DETTO CHE Hò IL TIMBRO DI L.PAVAROTTI E C.VILLA E COLORE DI MARIO DEL MONACO,CIOè VOCE CON ARMONICI E MUSICALITà,DI 50 OR 100 ANNI Fà.CORRIDA TV VINTA LA TRASMISSIONE CON UNA FURTIVA LACRIMA CON CORRADO,SAGGI CON,4 BIS,TUTTI IN PIEDI E VIGILI URBANI PRESENTI,IL 4 SAGGIO NON ME LO HANNO FATTO FARE,E LI FINI’ TUTTO SI PUO DIRE,PROVINI TANTI TUTTI POSITIVI MA NIENTE DA FARE,HANNO DETTO ERO IL 1 DELLA SCUOLA,PER 7 ANNI NO PAGARE DAI PROF. IMPAGABILI,(MOTIVO,I LORO ANTENATI LO FACEVANO PER PASSIONE,PROF. DEL CONSERVATORIO E CANTATO UNA VITA ALLA RAI DI ROMA AL CORO E QUALCUNO CARRIERA ALLA SCALA COME BASSO.Hò SUBITO MOBBING E STALKING.IO NO REALIZAZZIONE DELLA VITA.IO DATO TANTO ALLA VITA MA NIENTE DA FARE UGUALE.ULTIMAMENTE NON SONO PIU CREDENTE,A UNA COSA SI A,U.F.O.ANCHE SE NON LI Hò MAI VISTI DI PERSONA CI CREDO CIECAMENTE.VORREI NON ESSERE NATO OPPURE DOVEVO ESSERE NATO SOTTO UN ALTRA STELLA E UN ALTRO SEGNO,E IMMORTALE,E UNA MANO DESTRA NELL’ERBA COME UN DOCUMENTARIO ,CIOè + FORTE DELL’ACCIAIO,Hò I MIEI MOTIVI,PERò è ITA COSI.PREGO SEMPRE CHE U.F.O. NON MI FACCIA SVEGLIARE PIù LA NOTTE,MOTIVO ,SE 1 Hà UN ARTE E NON GLI FANNO FARE NIENTE CHE CI STà A FARE MAH,LO SANNO TUTTI ORMAI CHE è COSI,IO BRAVO E GENEROSO,MIO PADRE Hà DETTO 2 COME NOI MAI+.E ANCHE TANTI ALTRI,IO SONO ALTRUISTA POSITIVO IN MODO INFERNALE,(E SONO PER MODO DI DIRE,OTTIMISTA E POSITIVO)
    CORDIALI SALUTI E INFINITA VITA,Hò UN AMBIZIONE,1 CONSULTO CON TEODORA STEFANOVA COSI LEI DIREBBE SE LE COSE DOVEVANO IRE COSI OR NO.
    IN FEDE.
    ROBY STOISMAN CIOè COME MI CHIAMAVA 1 CUGINA CHE Hò PERSO DI VISTA,MI CHIAMAVA ROBERTINO E IL PADRE DI MIA MADRE è STATO COME 1 SECONDO PADRE.

  4. roberto scrive:

    SCUSATE DIMENTICAVO LA COSA +IMPORTANTE,Hò SAPUTO CHE ENRICO CARUSO Hà SPACCATO I VETRI CON LA VOCE,MA IO ME LE ERO IMMAGINATO,E VAI COL TANGO,E.CARUSO.

Lascia un commento

XHTML: You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>