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Io te vurria vasà (storia di un amore)

Categoria: Canzone napoletana classica
Data inserimento: 28 ottobre, 2011
Autore: Lo Guarracino

Si dice che non ci sia amore più intenso e sublime di quello mai realizzatosi, di quello soltanto idealizzato. Sono gli amori incompiuti: quelli tenuti segreti, non dichiarati, o quelli non corrisposti o impediti da ostacoli insormontabili. Si dice che questo tipo di amore porti a vivere esperienze uniche, a provare indescrivibili sensazioni di sofferenza ma allo stesso tempo di somma beatitudine. La persona amata diventa l’unica ragion d’essere, il primo e l’ultimo pensiero della giornata. Il suo volto è sul volto di ogni altra persona. Il suono del suo nome in quello di tutti gli altri nomi. E’ l’amore ! Quello stesso che però poi svanisce. All’improvviso. E che quando è svanito la vita torna alla sua normalità, alla sua banalità.


A volte però può durare per sempre. Come nel caso del poeta napoletano Vincenzo Russo che amò segretamente per tutta la sua (breve) vita una ragazza di nome Rosa. Morì a soli ventotto anni Vincenzo, a causa di una grave malattia polmonare che lo affliggeva. E fu proprio a causa di questa malattia che il giovane non dichiarò mai il suo amore alla bella Rosa.

vincenzo-russoGrazie a questo suo sentimento nascosto, però, Vincenzo poté regalare a Napoli, e quindi all’umanità intera, autentici capolavori come Maria Marì, ‘A serenata d’ ‘e rose, Torna Maggio e la straordinaria I’ te vurria vasà.

I’ te vurria vasà è una delle canzoni più belle mai scritte in assoluto, grazie anche alla deliziosa melodia scritta dal grande Edoardo Di Capua.

In I’ te vurria vasà Vincenzo immagina – ma forse sarebbe meglio dire sogna – di trovarsi in un giardino, all’albeggiare del sole – “O sole, a poco a poco, pe’ stu ciardino sponta…” – con la sua amata che dorme lì distesa al suolo – “Tu duorme oj Rosa mia, e duorme a suonno chino”. E lui è lì che la guarda incantato. Non può far altro del resto. L’amore rende impotenti! Vorrebbe baciarla ma il cuore gli suggerisce di non farlo.

“I’ te vurria vasà, ma ‘o core nun m”o dice e te scetà”. Che versi straordinari questi! Da soli assumono già una valenza di componimento autonomo. In essi c’è tutta la vita del giovane poeta. Tutta la sua condizione: desiderio, passione, frustrazione, paura. Perché è ovvio che quando Vincenzo scrive “I’ te vurria vasà, ma ‘o core nun m”o dice e te scetà” sta pensando al suo segreto: Rosa dorme in quanto all’oscuro del suo amore.

E’ passione vera quella di Vincenzo che trova la sua massima espressione quando scrive “E chesti ccarne fresche, e chesti ttrezze nere, mme mettono, ‘int”o core, mille male penziere!”. Parole misurate certo – siamo nel 1899 – ma al tempo stesso impregnate di una sensualità primitiva e selvaggia !

I’ te vurria vasà, come tante altre canzoni napoletane, nasce da una ispirazione sincera di un artista che crea solo per se stesso, che esprime attraverso la poesia la propria condizione umana. Per questo la canzone napoletana, nelle sue forme più pure, assume i caratteri di vera e propria vera forma d’arte. Per questo le canzoni napoletane hanno travalicato i confini del tempo, quelli geografici e quelli della “musica leggera” entrando prepotentemente nel repertorio dei più grandi tenori di tutti i tempi.

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Mimmo GuarinoCiao! Mi chiamo Mimmo Guarino alias “Lo Guarracino” e sono il creatore di questo blog. Mi sono innamorato della canzone napoletana grazie alla voce del grande Roberto Murolo, a mio avviso il più grande interprete di questa nobile forma d’arte.

12 Responses to “Io te vurria vasà (storia di un amore)”

  1. Giovanni Varriale scrive:

    secondo me , il passaggio più bello e quando dice : ” A gelusia turmenta
    stu core mio malato: Te suonne a me?…Dimméllo! O pure suonne a n’ato? ” dove il poeta e cosi preso dalla passione che arriva ad essere geloso anche dei sogni della donna amata, un vero e proprio perdersi in essa. mai in un testo ho visto coniugate insieme Amore, passione, desiderio e tanto tanto rispetto per una donna.

  2. saddi Sandro scrive:

    Non ricordo quanti anni son passati da quando ebbi il piacere immenso di sentire per la prima volta questa Regina, forse non esagero se dico 55/57. Se non ricordo male era il tempo in cui su Sorrisi e Canzoni settimanalmente pubblicavano testi di canzoni napoletane. Mi piace troppo e vorrei dire che è la più bella di Napoli ma ho paura di ferire tutte le altre bellissime. Che dire di TU CA NUN CHIAGNE, REGINELLA, CORE ‘NGRATO, O PAESE D”O SOLE, ERA DE MAGGIO…….A mio parere chi canta una canzone napoletana dev’essere di Napoli o quanto meno deve conoscere a perfezione la lingua perché la sua peculiarità è data proprio dalla pronuncia tono e cadenza, altrimenti è come se si guardasse un colore sbiadito. Per tornare a I TE VURRIA VASA’ ricordo una splendida interpretazione di una ragazza in Napoli Prima e Dopo di qualche anno fa trasmessa in TV da S.Antonio Abate ma non ricordo il nome, aveva una voce davvero avvincente.

  3. Massimo D'Argenzio scrive:

    L’ho cantata mille volte ai matrimoni per far baciare gli sposi, ma non avevo ancora colto le sfumature così ben espresse da tutti voi! Grazie!

  4. Emilio scrive:

    complimenti per la bella spiegazione. Ma poi la bella di cui Vincenzo era innamorato nella vita si chiamava Rosa o Enrichetta?

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