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Domenico Modugno e la canzone napoletana

Categoria: Contenuti speciali
Data inserimento: 23 novembre, 2012
Autore: Lo Guarracino

Domenico Modugno – considerato unanimemente il primo cantautore italiano del dopoguerra – ha avuto con la canzone napoletana una felice commistione, sia come compositore che come interprete.

Foto di Domenico Modugno che imbraccia una chitarraNel corso della sua carriera ha scritto e interpretato numerose canzoni napoletane, alcune delle quali sono entrate a pieno diritto nel novero dei classici (moderni) della canzone partenopea; nella maggior parte dei casi scrivendone la musica e lasciando il testo a parolieri vari – primo fra tutti Riccardo Pazzaglia.
Quello del cantautore pugliese è un repertorio di tutto rispetto e a testimonianza di ciò possiamo citare il tributo che nel 2002 gli rende Roberto Murolo con l’album intitolato: Tu si’ ‘na cosa grande. Un lavoro che contiene undici tra le più belle canzoni napoletane scritte da Domenico Modugno.

Certo, la pronuncia napoletana del Modugno interprete non è sempre perfetta, ma Mimmo si fa perdonare con la sua grande passione che traspare in ogni interpretazione.

C’è da dire – a titolo di curiosità – che la carriera artistica di Domenico Modugno si è incrociata con la canzone napoletana anche a livello di statistiche. La sua Nel blu dipinto di blù (Volare) è diventata infatti la canzone italiana più conosciuta al mondo dopo ‘O sole mio.

Le canzoni napoletane di Domenico Modugno

In realtà la carriera artistica di Modugno cantautore è stata caratterizzata fin dall’inizio dall’utilizzo del dialetto. Scriverà le sue prime canzoni in sampietrino, il vernacolo di San Pietro Vernotico, paese in provincia di Brindisi dove si trasferisce all’età di sette anni. E sarà proprio grazie al successo ottenuto cantando una canzone popolare sanpietrina, Ninna nanna, che arriverà alla prima conduzione radiofonica. In radio, nel 1953, Modugno canta canzoni in vernacolo salentino che vengono però scambiate dagli ascoltatori per siciliane; da qui nasce anche un equivoco secondo il quale Modugno sarebbe nativo della Sicilia. Saranno comunque molte le canzoni che Modugno scrive e incide proprio in dialetto siculo.

Le prime due canzoni napoletane scritte da Domenico Modugno sono però del 1955: Mese ‘e settembre e Nisciuno po’ sapè, entrambe con testo di Riccardo Pazzaglia che ha conosciuto al centro sperimentale di cinematografia. Ha così inizio con lo scrittore, giornalista e attore napoletano una proficua collaborazione dalla quale nasceranno canzoni napoletane di valore e di successo.

Foto di Riccardo Pazzaglia in una scenda del film Il mistero di BellavistaUna di queste è la famosa Io mammeta e tu che Modugno e Pazzaglia scriveranno l’anno seguente. Una canzone che darà una certa notorietà al giovane cantautore pugliese grazie soprattutto al divertente testo scritto da Pazzaglia: si tratta delle disavventure di un giovane innamorato che a causa di una suocera troppo possessiva non riesce a stare in intimità con la propria fidanzata.
Nel 1958 la canzone ispirerà un omonimo film diretto da Carlo Ludovico Bragaglia e con protagonisti Renato Salvatori, Marisa Merlini (la levatrice che conquista il cuore del maresciallo interpretato da Vittorio De Sica in Pane amore e fantasia) e lo stesso Domenico Modugno.

Ma sarà il 1957 l’anno clou per il “Modugno Napoletano”, quello in cui l’ispirazione partenopea darà al futuro Mimmo Nazionale le più grandi soddisfazioni. Scriverà infatti quattro bellissime canzoni napoletane: Resta cu’ mme, Lazzarella, Strada ‘nfosa e ‘O ccafè; una sorta preludio alla sua esplosione dell’anno seguente con Nel blu dipinto ti di blu.

Resta cu’mme rimane in assoluto una delle più belle canzoni napoletane scritte da Modugno, seconda forse solo a Tu si ‘na cosa grande. Il testo è di Dino Verde – autore anche dei versi di Piove (Ciao ciao bambina). Resta cu’mme è una struggente supplica fatta alla donna amata, l’implorazione a restare assieme nonostante tutto e tutti. A proposito di questo testo: il riferimento alla perdita della verginità contenuto nel verso

“Nu’ me ‘mporta dô passato, nu’ me ‘mporta ‘e chi t’ha avuto”

sarà ritenuto scandaloso dalla censura dell’epoca e verrà sostituito con il più casto

“Nu’ me ‘mporta si ‘o passato, sulo lagreme m’ha dato”

Foto del cantautore genovese Fabrizio de AndrèO ccafè è un elogio alla famosa nera bevanda, ma soprattutto al successo che riscuote nella città di Napoli. Questa canzone – scritta con Riccardo Pazzaglia – merita un’attenzione particolare. Ad essa si è infatti ispirato il grande Fabrizio De Andrè nel 1990 per il ritornello di Don Raffè, canzone capolavoro contenuta nell’album Le nuvole. La linea melodica è pressoché identica. Per le parole invece, De Andrè sostituisce “solo a Napule” con “pure in carcere” così che

“Ah che bellu ccafè, sulo a Napule ‘o sanno fa”

diventa

“Ah che bellu ccafè, pure in carcere ‘o sanno fa”

Sempre insieme all’amico Riccardo Pazzaglia scrive Lazzarella, la storia di una studentessa adolescente: bella, allegra e spensierata, ma che a un certo punto conosce l’amore e con esso le sue pene. Lazzarella sarà cantata da Aurelio Fierro al Festival di Napoli di quell’anno; la canzone arriva seconda dietro Malinconico autunno (interpretata dalla bella Marisa Del Frate). Anche a Lazzarella sarà ispirato un film dal titolo omonimo.

Con Strada ‘nfosa Modugno si scopre anche paroliere. Per questa canzone, infatti, si cimenta, otre che nella musica, anche nel testo. Pare che per scriverlo il cantautore pugliese abbia tratto ispirazione da un venditore ambulante visto in una giornata di pioggia durante una sua tournée a Parigi.

Na musica, del 1961, narra di un uomo che cammina solo per una strada, ma che ad un tratto ascolta una musica che gli accende malinconici ricordi. Modugno la scrive in collaborazione con Antonio Pugliese (lo stesso autore della più famosa Vurria).

Del 1964 è invece Tu si’ ‘na cosa grande. Come al solito Modugno scrive la musica, il testo è invece di Roberto Gigli. Con questa canzone Modugno vince il Festival di Napoli in coppia con Ornella Vanoni (che in quella stessa edizione prende anche il secondo posto con Ammore mio in coppia con il cantante napoletano Nunzio Gallo). Tu si’ ‘na cosa grande resta il capolavoro di Modugno per quel che riguarda il suo filone napoletano, una canzone entrata a pieno diritto tra i classici della canzone partenopea, uno degli ultimi grandi successi del Festival di Napoli.
Nel 2000 Tu si’ ‘na cosa grande viene reinterpretata magistralmente e con grande successo dal cantautore romano Renato Zero. Nel 2005 ripeterà l’esperimento il cantautore napoletano Sal Da Vinci inserendo il brano nell’album Anime Napoletane.

Val la pena – in ultimo – citare Sole Malato, una canzone napoletana che Domenico Modugno scrive nel 1966 con Riccardo Pazzaglia. A dispetto dei precedenti testi di Pazzaglia, si tratta di una canzone tutt’altro che allegra. Il protagonista si rivolge al sole per gridare il suo dolore. Nel 2012 il cantautore italiano Morgan (Marco Castoldi) ha inciso una versione inglese di questa canzone: Sick sune.

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Mimmo GuarinoCiao! Mi chiamo Mimmo Guarino alias “Lo Guarracino” e sono il creatore di questo blog. Mi sono innamorato della canzone napoletana grazie alla voce del grande Roberto Murolo, a mio avviso il più grande interprete di questa nobile forma d’arte.

8 Responses to “Domenico Modugno e la canzone napoletana”

  1. rosa scrive:

    le canzoni di Mimmo sono tutte meravigliose, non a caso la bellissima Meraviglioso

  2. Tonino scrive:

    Cosa dire del grande Mimmo; è già stato detto tutto. Oltre ad essere stato un grande cantautore si è pure cimentato come attore di prosa e protagonista di molti films riscuotendo grande successo. Io personalmente sono stato sin da ragazzo un fan di Modugno, le sue canzoni mi hanno accompagnato gradualmente in ogni fase della mia vita.Grazie Mimmo. Vorrei solo aggiungere di non trascurare una delle canzoni più belle. ‘Nnammurato ‘e te.

  3. Anna scrive:

    Mio caro Mimmo,
    ogni volta che leggo i tuoi post il mio cuore si riempe di gioia e la mia mente è piena di ricordi…Domenico Modugno piaceva tanto alla mia mammma…
    Un abbraccio
    Anna

  4. Antonio scrive:

    Posso dirti una mia opinione personale? Il “vero” Modugno era quello che giovanissimo, accompagnandosi quasi solo con la sua chitarra, proponeva autentiche poesie dialettali, sia siciliane (NOTTE CHIARA), sia napoletane (NISCIUNO PO’ SAPE’), autentici capolavori che non facevano nessuna concessione al “grosso pubblico”. Il successo strepitosissimo di “Volare” ha segnato, dal punto di vista artistico, una svolta negativa nella sua carriera, facendolo inclinare sempre più verso forme commerciali e verso la spettacolarizzazione. “Resta cu’mme” è ancora una canzone apprezzabilissima, “Sole malato” accenna quasi un ritorno alle origini, (di “Na musica” mi ricordo vagamente, credo comunque che mi piacesse), … ma “Tu sì ‘na cosa grande” è ormai soltanto la caricatura di una canzone napoletana, il culmine di una parabola discendente in cui finisce quasi col tradire se stesso, la propria autenticità e genuinità in nome del “fare cassetta”. (Potrei dire la stessa cosa – la caricatura di una canzone napoletana – per “Caruso” di Dalla).

  5. Franco Cacciatore scrive:

    Fra le tante bellissime canzoni di Modugno vi è “Questa è la mia vita”. Un testo splendido, una musica pemetrante e come sempre un’interpretazione superlativa. Purtroppo rimane quasi sconosciuta al grande pubblica. Mancò da parte di Modugno il lancio del pezzo. Rarissime le interèretazioni del pezzo. Non ne comprendo il motivo.

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