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Core ‘ngrato, la canzone lanciata da Caruso

Categoria: Canzone napoletana classica
Data inserimento: 11 febbraio, 2015
Autore: Lo Guarracino

Se qualcuno mi chiedesse qual è la canzone napoletana che in assoluto preferisco, in prima battuta mi terrei sul vago: gli risponderei che è impossibile sceglierne una tra le tante perché sono una più bella dell’altra. Se però quel qualcuno insistesse, allora comincerei a dire qualche titolo: I te voglio bene assaje, I te vurria vasà, Era de Maggio, Marechiare, ‘O sole mio. Alla fine però direi la verità e risponderei: Core ‘ngrato.

Caruso e il cuore ingrato di Ada Giachetti

Foto di Enrico Caruso al pianoforteUno dei grandi meriti di Enrico Caruso è stato quello di promuovere la canzone napoletana nel mondo. Nel corso della sua carriera incise su disco ben ventuno canzoni napoletane, il che fece alla canzone partenopea una grandissima pubblicità. Sebbene alcune tra queste fossero già famose, la sua tendenza fu quella di lanciare componimenti non conosciutissimi, spesso scritti da autori d’oltre oceano. In questo gruppo di canzoni la più famosa resta senza dubbio Core ‘ngrato.

Fu scritta nel 1911 a New York da due emigrati italiani. Proprio come accadde per ‘O sole mio, la cui musica fu composta in Russia, anche Core ‘ngrato nacque lontano da Napoli. Il successo fu clamoroso. In poco tempo diventò un trionfo mondiale. Per gli emigrati italiani in America divenne addirittura una sorta di inno. Caruso, che era anche lui un emigrante, aveva per essa una predilezione particolare; la cantava sempre. Anche e soprattutto perché il testo lo riguardava molto da vicino. Pare infatti che l’autore, il giornalista Alessandro Sisca, quelle struggenti parole le avesse scritte ispirandosi proprio alle vicende della sua tormentata storia d’amore con Ada Giachetti (prima moglie, anch’essa cantante lirica) finita squallidamente nelle aule di un tribunale.

Gli autori di Core ‘ngrato

Calabrese di San Pietro in Guarano, ma napoletano per parte materna, Alessando Sisca si dimostrò essere un tipo davvero tosto. Emigrò in America giovanissimo. Lì fondò un giornale satirico letterario in lingua italiana che ben presto diventò un punto di riferimento per gli intellettuali e gli artisti italiani emigrati in America: lo stesso Caruso vi pubblicò alcune delle sue caricature.Alessandro Sisca, autore del testo di Core 'ngratSi contraddistinse soprattutto per le sue battaglie contro le discriminazioni subite dagli immigrati italiani a New York, cosa che gli procurò qualche guaio con la giustizia. Fu per questo arrestato e costretto a pubblicare i suoi articoli con vari pseudonimi. Proprio con uno pseudonimo, quello di Riccardo Cordiferro, firmò il testo di Core ‘ngrato. Lo scrisse, per nostra fortuna, in dialetto napoletano, quello che gli aveva insegnato la mamma.

La musica la scrisse invece il Maestro Salvatore Cardillo, Napoletano, anche lui emigrato negli Stati Uniti. Era un compositore di romanze (un tipo di forma operistica) e quando seppe del successo che stava riscuotendo Core ‘ngrato, canzone che aveva scritto quasi per gioco, ebbe ad esternare tutto il suo stupore e disappunto. La definì una porcheria, ben poca cosa al confronto delle sue composizioni liriche che invece erano passate inosservate al grande pubblico. Sarà, certo è che è stato solo grazie ad essa se oggi viene ancora ricordato il suo nome.

Un canzone che mi da i brividi

Potrei sembrare eccessivo per quello che sto per dire, ma quando ascolto Core ‘ngrato mi vengono i brividi, al pari di quando ascolto opere come Ridi Pagliaccio (Vesti la giubba) di Ruggero Leoncavallo o Nessun Dorma di Giacomo Puccini. Specie quando arriva l’attacco del ritornello, dove il poeta grida al mondo tutto il suo straziante dolore:

Core, core ‘ngrato
T’aie pigliato ‘a vita mia …

La canzone narra dell’amore di un uomo che d’improvviso non viene più corrisposto dalla donna che ama. Il racconto è incentrato attorno alla cruda dichiarazione di lei, Catarì (Caterina). Una dichiarazione che preclude l’imminente separazione della coppia. Incredulo e deluso il poeta si chiede allora il perché di quelle parole così amare?

Catarì, Catarì,
Pecchè me dice sti parole amare,
Pecchè me parle e ‘o core
Me turmiente Catari?

Così, cercando quasi di arginare la situazione, rammenta alla donna di averle dato tutto il suo cuore:

Nun te scurdà ca t’aggio date ‘o core, Catarì
Nun te scurdà!

Ma ciò a nulla gli vale, perché Catarì e indifferente alle sue sofferenze, per lei tutto è finito ormai:

Tutt’ è passato
E nun ‘nce pienze cchiù!

La forza evocativa del testo raggiunge il suo culmine quanto, dopo l’abbandono, il poeta racconta di aver cercato perfino il conforto religioso per lenire la sua disperazione:

Tu nun ‘o saie ca ‘nfin ‘int’a ‘na chiesa
Io so’ trasuto e aggio priato a Dio, Catarì
E l’aggio ditto pure a ‘o cunfessore: I’ sto a suffrì Pe’ chella llà

Gli interpreti

Core ‘ngrato è entrata nel repertorio dei più grandi tenori di tutti tempi: Giuseppe Di Stefano, Beniamino Gigli, Tito Schipa, Luciano Pavarotti, Placido Domingo, José Carreras. Ancora oggi è molto eseguita.

Nel 1964 Roberto Murolo l’ha inserita nel sesto volume della sua monumentale Antologia cronologica della canzone partenopea. Lo stesso ha fatto Mina nel 1996 pubblicandola all’interno il suo album Napoli.

Tra le interpretazioni da ricordare voglio citare quelle di Luciano Taioli, Nilla Pizzi, Sergio Bruni, Claudio Villa e Andrea Bocelli. Particolarmente ricca di fascino è poi una versione voce e chitarra di Fausto Cigliano che in una recente apparizione televisiva ha dedicato la canzone all’attrice francese Catherine Deneuve.

Riferimenti cinematografici

Nel 1951 esce una pellicola dal titolo Core ‘ngrato con la regia di Guido Brignone, uno dei tanti film ispirati a canzoni famose napoletane.

Nel 1954 Franco Franchi e Ciccio Ingrassia esordiscono con una scenetta dal titolo “Core ‘ngrato”. Nello sketch, che darà grande fama ai due comici Palermitani, Ciccio cerca di cantare la canzone mentre Franco lo disturba in continuazione.

Sophia Loren e Marcello Mastroianni in Ieri, oggi e domaniIn Ieri, oggi, domani di Vittorio De Sica (Oscar come miglior film straniero nel 1965), la canzone è protagonista nel primo dei tre episodi del film. La storia, scritta da Eduardo De Filippo (ma tratta da una vicenda realmente accaduta) è quella di Adelina (Sophia Loren), una venditrice abusiva di sigarette che sforna una serie interminabile di figli per non andare in galera. Quando il marito Carmine (Marcello Mastroianni) si reca fuori dalle mura del carcere, per portarle notizie sulla richiesta di grazia, per svegliarla le canta proprio Core ‘ngrtato.

Nel film del 1984 Così parlò Bellavista di Luciano De Crescenzo, l’esattore della camorra, interpretato dall’attore napoletano Antonio Allocca, porta il pacemaker. Per questo motivo è ironicamente soprannominato Core ‘ngrato.

Curiosità: i Core ‘nreato nel calcio

A Napoli – soprattutto in ambito calcistico – “Core ‘ngrato” è diventato sinonimo di traditore, irriconoscente.

Josè Aaltafini, soprannominato core 'ngrato dai tifosi del napoliIl 7 Aprile del 1975 la Juventus viene a vincere a Napoli 2-1, ponendo definitivamente fine ai sogni di gloria degli azzurri, in quel momento secondi in classifica. A firmare il successo bianconero, a due minuti dalla fine, è proprio l’ex Josè Altafini, passato alla Juventus tre anni prima. Da quel momento per i tifosi del Napoli il centravanti brasiliano diventa Core ‘ngrato.

Più recentemente, lo stesso nomignolo viene affibbiato nel 2010 al napoletano Fabio Quagliarella, reo anche lui di essere passato alla rivale Juventus, e all’uruguaiano Edinson Cavani, volato in Francia nel 2013 al Paris Saint-Germain per la modica cifra di 64 milioni di euro.

[Questo post è dedicato all’amica Katia, che legge tarantelluccia.it dal Belgio]

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Mimmo GuarinoCiao! Mi chiamo Mimmo Guarino alias “Lo Guarracino” e sono il creatore di questo blog. Mi sono innamorato della canzone napoletana grazie alla voce del grande Roberto Murolo, a mio avviso il più grande interprete di questa nobile forma d’arte.

5 Responses to “Core ‘ngrato, la canzone lanciata da Caruso”

  1. rosa scrive:

    Una delle più belle canzoni del repertorio napoletano.
    Grazie perché ci dai conoscere la storia della canzone napoletana.

  2. ottorino scrive:

    Sei grande, Lo Grarracino. Le spiegazioni che dai sulle canzoni sono interessanti, mi riempi il cuore di gioia a sentirti. Le due canzoni che hai citato, core ingrato, e( io te vurria vasà) assieme alle altre sono le più belle del mondo. Io mi diletto con la seconda anche perchè più adatta alla mia voce. Tante belle cose.

  3. Katia scrive:

    Grazie di cuore, caro Mimmo!
    E sai… anche il tuo elogio alla bellezza di questa canzone tanto straziante …mi dà i brividi!
    Un abbraccio dal Belgio!
    Katia

  4. CiaoLili scrive:

    Che dici MIMMO un saluto a Giacomo Rondinella lo dobbiamo fare, è stato molto amato a Napoli! Intanto ti saluto sempre con tanta stima e simpatia.Liliana Batà

  5. Antonio scrive:

    …E io insisto nel dirti che sì, certamente Core ‘ngrato, certamente Marechiare, Era de Maggio, I te vurria vasà – e aggiungici almeno Vierno, Canzone appassiunata, Piscatore ‘e Pusilleco, Regginella, Tu ca nun chiagne, Anema e core, Passione, Chiove (di queste ultime due ricordo straordinarie interpretazioni di Miranda Martino) e quella canzone “atipica” che è Zappatore – , …ma il “TOP”, il vertice assoluto sono due canzoni un po’ meno popolari e meno fortunate: 1) O cunto ‘e Mariarosa, 2) Che t’aggia dì (ma devi sentirla da Alberto Amato e da nessun altro, nemmeno dal grande Sergio Bruni!). Diciamo, comunque, che queste quindici sono l’eccellenza assoluta, s’intende fra tantissime altre. Tra le recenti (e per “recente” intendo il secondo Dopoguerra), ne salverei almeno cinque: Vieneme n’zuonno, Chiove a zeffunno, Vurria, Mare verde, Che chiagne a ffà (quest’ultima, sempre e solo da Mario Trevi). Poi… poi la canzone napoletana è stata affossata (come “Cultura”, prima che come arte) non dall’avvento di ritmi e mode straniere, d’altronde rispettabilissime, ma dal napoletanismo “di maniera” dei Mario Merola e (in modo diverso) dei Nino d’Angelo; cioè dal napoletanismo del camorrista protervo e da quello del fatalista vittimista che si piange addosso. Il napoletanismo è la caricatura, la contraffazione grottesca della napoletanità autentica che sta scomparendo.

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