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Canzoni napoletane nelle commedie di Eduardo De Filippo

Categoria: Contenuti speciali
Data inserimento: 9 marzo, 2015
Autore: Lo Guarracino

Accanto a quella che è la mia passione per la canzone napoletana c’è anche quella per il teatro, napoletano ovviamente. Entrambe sono manifestazioni di uno stesso amore: quello per Napoli e la napoletanità. E se in ambito canzonettistico il mio artista preferito è Roberto Murolo, in quello teatrale è invece (ed oserei dire, ovviamente) Eduardo De Filippo. Conosco a memoria quasi tutte le sue commedie e quella che in assoluto amo di più è “Le voci di dentro”. In questo articolo ho allora cercato di unire le due cose selezionando alcune delle sue commedie nelle quali vengono cantate canzoni napoletane famose.

Quei figuri di tanti anni fa: Marechiare

In questa divertente e breve commedia, si tratta di un atto unico scritto nel 1929, ritroviamo la celebre Marechiare di Salvatore di Giacomo e Francesco Paolo Tosti.

Luca De Filippo canta Marechiare nella commedia Quei figuri di tanti anni faLa scena che vede protagonista la canzone è particolarmente esilarante. Luigi Poveretti, un giovane stralunato e un po’ tonto, viene adescato ed introdotto con l’inganno in quello che solo apparentemente è un circolo per cacciatori, ma che in realtà è una bisca clandestina. Con la promessa di lauti guadagni viene convito dallo scaltro gestore del locale, Gennaro Fierro (detto punto e virgola), a fare da “palo”. Tra le disposizioni che il Fierro dà al Poveretti c’è quella di passare inosservato agli occhi dei giocatori: dovrà assumere un aria disinvolta, magari canticchiare anche una canzone. Ma l’aspirante palo travisa tutto e quando i giocatori si siedono al tavolo da gioco, con voce roboante annuncia a tutti titolo ed autori della canzone. Poi comincia a cantarla a squarciagola tra lo stupore generale dei presenti.

Gennareniello: Uocchie c’arraggiunate

Ancora una commedia di un solo atto: “Genarenillo”; scritta nel 1932. Si tratta di un testo divertente, ma allo stesso tempo amaro. Protagonista della storia è Gennareniello, un anziano signore che non si rassegna alla inesorabile vecchiaia. Sentendosi ancora giovane e vitale brevetta (improbabili) invenzioni, scrive poesie e si innamora della sua bella e giovane dirimpettaia.

Eduardo e Pupella Maggio nella scena finale di Gennareniello Per far colpo sulla ragazza decide allora di cantarle una canzone a mo’ di serenata: Uocchie c’arraggiunate. Ma proprio durante questa sua esibizione compare l’anziana moglie: tra i due scoppia una furibonda lite. Alla fine però ci sarà la riappacificazione, e questa volta la stessa canzone Gennareniello la canterà proprio alla tanto vituperata moglie.
Uocchie c’arraggiunate era la canzone preferita di Eduardo de Filippo. Fu scritta nel 1904 da un giovane avvocato di nome Alfredo Falcone Fieni e musicata dal maestro Rodolfo Falvo.

Napoli milionaria!: Rusella ‘e Maggio e ‘O mese d”e rose

Napoli milionaria è una commedia che Eduardo scrisse nel 1945. La prima fu rappresentata al Teatro San Carlo di Napoli il venticinque marzo di quello stesso anno. Si tratta di un autentico capolavoro, un vero e proprio documento storico, il racconto dei travagli patiti da una città intera durante quel sanguinoso conflitto che è stato la seconda guerra mondiale; una guerra che, come Eduardo stesso fa dire al protagonista della commedia, Gennaro Iovine, è diversa da tutte le altre. Nel 1950 esce anche una versione cinematografica, diretta dallo stesso Eduardo, a cui prende parte Totò.

Gennario Iovine, interpretato dallo stesso Eduardo, viene fatto prigioniero dai tedeschi, ma riesce a scappare e dopo mille peripezie. Finita la guerra, ritorna finalmente a casa. Qui però trova tutto cambiato. La moglie, Amalia, ha fatto fortuna col contrabbando. Amedeo, il figlio, è diventato un ladro. Maria Rosaria invece, la prima figlia, è stata sedotta ed abbandonata da un soldato americano. Rituccia, la più piccina, quella che più di tutte rappresenta le sofferenze di un paese dilaniato, è gravemente ammalata: il dottore dice che deve passare la nottata.

Carlo Giuffré e Giacomo Rondinella in Napoli Milionaria (film)Nel frattempo però si festeggia il ritorno di don Gennaro. Così, il giovane Ernesto, nel film interpretato da Carlo Giuffrè, innamorato di Maria Rosaria, ne approfitta per portare una serenata alla ragazza. Il cantante, interpretato da Giacomo Rondinella, canta due bellissime canzoni napoletane dedicate al mese di Maggio; un mese che, guarda caso, simboleggia il risveglio dopo il freddo invernale. Le canzoni sono Rusella ‘e Maggio, scritta nel 1939 dal poeta Arturo Trusiano con musica del Maestro Cannio e ‘O mese d”e rose, scritta nel 1938 da Tito Manlio e musicata da Giuseppe Bonavolontà.

Questi fantasmi: Ah, l’ammore che fa fa

Questi fantasmi è una commedia molto divertente, ma al tempo stesso ricca di spunti di riflessione. Eduardo la scrisse nel 1946. Qui ritroviamo Ah, l’ammore che fa fa’, una canzone napoletana scritta nel 1911 da Ernesto Murolo e musicata dal Maestro Ernesto de Curtis.
Eduardo fuori al balcone che canta Ah, l'ammore che fa fa A causa delle gravi ristrettezze economiche in cui si trova, Pasquale Lojacono accetta di andare a vivere in una casa che secondo un’antica leggenda è infestata dai fantasmi. La casa, che è disabitata da tempo proprio a causa di queste dicerie, viene offerta a Lojacono con un fitto gratuito di cinque anni. L’unica condizione che il proprietario gli impone è quella di affacciarsi ogni giorno da tutti balconi dell’appartamento (che sono ben sessantotto!) così da farsi notare il più possibile dai vicini: lì deve sbattere tappeti e cantare allegramente. Inizialmente Lojacono non crede alla leggenda, ma dopo il racconto del portinaio comincia ad avere qualche timore. Rimasto solo in casa inizia a suggestionarsi. All’improvviso sente un rumore che lo terrorizza. Allora scappa di corsa fuori al balcone, ma lì si ritrova di fronte al nuovo dirimpettaio: il prof. Santaniello. A questo punto, memore delle raccomandazioni avute, nonostante abbia il cuore in gola per lo spavento, finge indifferenza e comincia a cantare:

Ah, ll’ammore che fa fá!
ma ll’ammore è na bannèra,
na bannèra ch’è liggera,
cagna ‘o viento e ‘a fa vutá

Filumena Marturano: Lo cardillo e Munasterio ‘e Santa Chiara

Sicuramente una delle più belle e conosciute commedie di Eduardo, senz’altro la più commovente. Il grande commediografo napoletano la scrisse nel 1946 per la sorella Titina; egli stesso racconta che subito dopo averle letto il copione, questa, commossa per la gioia, si precipitò a baciargli le mani in segno di ringraziamento. Le canzoni napoletane citate in questa splendida commedia sono due autentici capolavori: Lo Cardillo, un’antico canto popolare del ‘700 (trascritta nel 1849 da Ernesto Del Preite) e l’emblematica Munasterio ‘e Santa Chiara, scritta nel 1945 da Michele Galdieri e musicata da Alberto Barberis.

Regina Bianchi in Filumena MarturanoLo Cardillo la ritroviamo nel finale del primo atto della trasposizione televisiva del 1962 (con regia dello stesso Eduardo) dove Filumena è interpretata da una straordinaria Regina Bianchi. Dopo anni di convivenza Filumena riesce a sposare Domenico fingendosi in fin di vita. Ma l’inganno è palese e tra i due scoppia subito un animato scontro. Durante la discussione una rancorosa Filumena chiede a Domenico se conosce quella vecchia canzone che fa:

Sto crescenno nu bello cardillo
Quanta cose che l’aggio ‘mpara’.

Domenico chiede del perché di quella domanda e Filumena, che sta pensando di dire la verità ai suoi tre figli, gli risponde enigmatica che il cardillo è lui.

Dopo la sconvolgente rivelazione che Filumena ha fatto a Domenico, questi si convince che uno dei figli della donna è anche suo. Cerca allora in tutti modi di scoprire chi è dei tre. Ricordandosi della sua passione per il canto, chiede ai tre ragazzi di cantare una canzone. Questi rimangono inizialmente interdetti. Dopo qualche resistenza, Michele, l’operaio, comincia a cantare Munasterio ‘e Santa Chiara. Subito dopo si uniscono anche gli altri due fratelli. I tre cantano a squarciagola, ma sono completamente stonati. Così Domenico esclama ironicamente: “Tre napulitane ca nun sanno cantà!”.

Bene mio e core mio: Bene mio e core mio

No, non è un errore: effettivamente il titolo della commedia coincide con quello della canzone. Qui infatti Eduardo è autore anche di una canzone napoletana. Bene mio e core mio è una commedia che Eduardo scrive nel 1955. Nel 1964 esce poi anche una trasposizione televisiva che vede la presenza di Luisa Conte ed Enzo Cannavale.

Si tratta di una sorta di “Parenti serpenti” ante litteram, un intreccio di mezzi e sotterfugi che fratelli, sorelle e figli usano per fare ognuno i propri interessi.

All’interno della commedia troviamo l’omonima canzone che lo stesso Eduardo scrisse quello stesso anno: testo e musica. Una canzone dolcissima.

Copertina della canzone Bene mio e core mio, di Eduardo De FilippoMorti i genitori, Lorenzo Savastano e la sorella Chiarina vivono nella stessa casa. Carlo vorrebbe sposarsi, ma viene ostacolato da quest’ultima. Decide allora di accettare una vantaggiosa offerta di lavoro in America. Rimasta sola in casa, l’inesperta Chiarina, ormai quarantenne, cede alle avance del più giovane e risoluto Filuccio (interpretato da Carlo Giuffré nella citata trasposizione televisiva). Questi, per conquistarla, afferra un mandolino (al quale manca una corsa) e le canta una canzone da lui composta: Bene mio e core mio!

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Mimmo GuarinoCiao! Mi chiamo Mimmo Guarino alias “Lo Guarracino” e sono il creatore di questo blog. Mi sono innamorato della canzone napoletana grazie alla voce del grande Roberto Murolo, a mio avviso il più grande interprete di questa nobile forma d’arte.

4 Responses to “Canzoni napoletane nelle commedie di Eduardo De Filippo”

  1. luigi.car scrive:

    Caro Mimmo sono contento che sei entrato in questa ottica di pubblicare anche queti tipi di opera .Spero che tu ne pubblichi sempre di più. Nel congratularmi con te per queste belle opere pubblicate ti porgo i miei più calorosi saluti ciao Luigi.

  2. CiaoLili scrive:

    Ciao MIMMO, congratulazioni per questo tua interessante pagina sui nostri grandi della canzone e del teatro napoletano nonché italiano, considerando che l’opera di EDUARDO è stata apprezzata in molta parte del mondo. Sono d’accordo con te in tutto: amo le canzoni classiche napoletane, adoro la voce di Roberto Murolo, mi inorgoglisce l’opera di EDUARDO ed anche tutto il teatro e gli autori che l’hanno preceduto. Ovviamente non dimentico i grandi fratelli TITINA e PEPPINO, e tutto l’immenso stuolo dei nostri indimenticabili attori. Grazie perché con questo tuo sito tieni alto il nome di Napoli, della sua tradizione e cultura. Un affettuoso saluto, Liliana Batà.

  3. Pietro scrive:

    Salve a tutti! Qualcuno saprebbe dirmi il nome della canzone classica napoletana che nella commedia “Sogno di una notte di mezza sbornia” fa da sottofondo ad una scena in cui Pasquale, sempre più sofferente/delirante, mangia un piatto di maccheroni freddi quando ormai tutti gli altri sono andati a dormire? Ve ne sarei molto grato!

  4. Vanda Siciliano scrive:

    Mimmo, spero nel tuo aiuto

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