A Marechiaro ce sta ‘na fenesta
Marechiare è il capolavoro assoluto di Salvatore Di Giacomo – il che è già tutto dire ! I versi di questa canzone hanno una forza evocativa straordinaria, tale da indurre in chi li legge la sensazione di trovarsi proprio lì sulla scena della narrazione. Fin da subito, infatti, pare quasi di odorare il profumo del mare, di vederne i colori e di sentire il rumore delle sue onde:
Quanno spónta la luna a Marechiaro,
pure li pisce nce fanno a ll’ammore…
Se revòtano ll’onne de lu mare:
pe’ la priézza cágnano culore…
Marechiare è l’esperienza dell’uomo in amore che rimane estasiato di fronte alla bellezza della natura. Un amore ideale dove la donna oggetto del desiderio, Carulì, rimane nascosta dietro una finestra chiusa; anzi, che addirittura se la dorme:
Scétate, Carulí’, ca ll’aria è doce…
E quando poi il poeta ne parla, la descrive con occhi che irradiano fasci di luce come quelli di una stella, un’immagine quasi Mariana:
Chi dice ca li stelle só’ lucente,
nun sape st’uocchie ca tu tiene ‘nfronte!
Sti ddoje stelle li ssaccio i’ sulamente:
dint’a lu core ne tengo li ppónte…
Ritroveremo, in parte, questa visione dell’amore nella poesia di Vincenzo Russo, in particolare nella bellissima Torna Maggio(1900) ed in Maria Marì (1899), dove ancora una volta a farla da protagonista sarà una finestra.
Ma se le parole di Marechiare hanno la loro carica evocativa, la musica non è certo da meno. Fu il più grande autore di romanze dell’ottocento italiano a scriverla: il Maestro Francesco Paolo Tosti. La leggenda vuole che Di Giacomo, di quei versi, non volesse farne affatto una canzone e che Tosti, per convincerlo, dovette pagargli (un po’ per gioco un po’ per scommessa) la somma di una sterlina d’oro. Per fortuna Di Giacomo si lasciò convincere!
Il Maestro Tosti scrisse oltre cinquecento romanze per canto e pianoforte, ma oggi viene ricordato soprattutto per Marechiare; miracoli della canzone napoletana! La melodia di questa canzone è allo stesso tempo impetuosa e fresca, passionale e allegra. In essa si fondono, come forse in nessun’altra canzone napoletana, i sapori mediterranei arabeschi, con quelli classici della romanza:
Ah! Ah!
O scetate, o scetate,
scetate, Carulì, ca l’area è doce.
Marechiare sarà la canzone che darà fama mondiale – oltre che allo stesso al poeta Di Giacomo – ad uno dei posti più belli di Napoli; chissà nel corso degli anni quante persone sono accorse come turisti da tutto il mondo per visitare quel luogo. Tanto fu il successo della canzone che nel 1914 ad essa fu ispirato un Film muto: “A Marechiaro ‘nce sta na fenesta”. Nel 1822, poi, sulla spiaggetta di Marechiaro, si tenne una solenne cerimonia con oltre 10.000 spettatori e tanto di autorità e carta stampata. Al sorgere della luna (Quanno spónta la luna a Marechiaro … ) fu scoperta, sotto la famosa finestrella, una lapide di marmo a forma di carta – ancora oggi è lì – con sopra inciso un parte dello spartito della canzone. Per l’occasione, il famoso tenore Fernando De Lucia cantò la canzone accompagnato da una banda musicale.
Su Marechiare è stato detto e scritto molto. C’è stato addirittura qualche illustre poeta che si è chiesto se tra le parole “Quando sponta la Luna” e “a Marechiaro” dovesse esserci o meno una virgola! – io credo di no. Il grande dilemma, però, ancora oggi irrisolto, è stato quello di stabilire se Di Giacomo fosse o meno stato mai a Marechiaro prima di scrivere quei versi.
Marechiare diede onori e gloria a Di Giacomo. Anche troppi, forse. Quando una canzone – o più in generale un’opera – diventa più famosa dell’ autore che l’ha creata succede che questi finisce per ripudiarla. E anche Di Giacomo in un certo senso rinnegò la sua creatura: criticò qualche suo verso ed la escluse dalla raccolta di poesie destinata a contenerla. Ma la canzone ebbe sempre la meglio sul poeta. Fino alla fine. Tanto che lo accompagnò finanche durante il suo funerale (1934): fu infatti suonata da una banda musicale che si unì al corteo funebre.
Si, credo proprio sia l’esempio di una canzone che l’ha avuta vinta sull’autore, come dici tu Mimmo.
Quanta poesia in quei versi…Bellissimi!
Un abbraccio, buona settimana che sta per iniziare!
Magnifica la recensione e la storia di questa canzone e, parimenti, l’aver ricondotto quello che era, per me, solamente un vago ricordo. Ero solo un ragazzino e, probabilmente, anzi sicuramente, guardavo il mondo con occhi diversi. Quella finestrella della tua foto, però, mi ricordava qualcosa e ne ho avuto conferma solo quando hai ricordato la cerimonia per l’inaugurazione di quella lapide che ricordava…. Infatti, ero piccolo quando mi portarono in gita a Marechiaro ed un cugino, allora molto più grande di me, mi raccontò di quella finestra e del perché fosse collegata a quella famosa canzone napoletana che, all’epoca in cui ero bambino, ancora si sentiva diffondere dalla radio.
Ciao Mimmo, buon pomeriggio.
Ciao Carlo,
buon pomeriggio anche a te, ma qui a Napoli fa un caldo pazzesco!
bellissima la tua testimonianza, sono felice di averti riportato con la mente a quando eri bambino a quando sicuramente – come per ognuno di noi – guardavi il mondo con occhi diversi
E’UNA CANZONE BELLISSIMA,RICORDO LA CANTAVA MIA NONNA
Marechiaro questa bellissima canzone la cantava mio padre con una bellissima voce la domenica mattino e tante altre come o sole mio aproposito qualcuno puo dirmi perche la festa di piedigrotta non si fa piu ?? grazie aldo
MENTRE STO SCRIVENDO QUESTO COMMENTO LA STO ASCOLTANDO. E’ UNA MERAVIGLIOSA INTERPRETAZIONE DI MASSIMO RANIERI. E’ UNA POESIA UNIVERSALE. MI DONA PACE INTERIORE E TUTTO CIO’ COZZA CON LA REALTA’ DELLA NOSTRA AMATA TERRA.
Filippo, oserei affermare che siamo di fronte al capolavoro dei capolavori …