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Canzoni napoletane ispirate al mese di Maggio: le cinque più belle

7 maggio, 2012 § 4 commenti

fiori-maggioMaggio, si sa, è il mese delle rose e dell’amore, dei baci appassionati e dei matrimoni. Sarà per la dolcezza del clima, per le giornate che si allungano o per il profumo inebriante dei fiori, ma a Maggio c’è in ognuno di noi un rigoglioso risveglio di sensi che sembravano ormai assopiti dai cupi mesi invernali.

Maggio ha saputo ispirare la sensibilità dei poeti e dei musicisti napoletani come nessun’altro mese dell’anno. Questi, complice anche l’eccitante bellezza dei luoghi, hanno composto autentici capolavori. Ascoltando queste canzoni sembra quasi di annusare il profumo della primavera, vederne i colori, sentirne il calore.

Ho provato a fare una selezione ed una piccola recensione di quelle che ritengo le cinque più belle canzoni napoletane dedicate a questo mese. Ovviamente, quando si parla del repertorio della canzone napoletane fare selezioni e classifiche lascia sempre il tempo che trova. Comunque queste sono le cinque canzoni che ho scelto: Era de Maggio, Torna Maggio, Maggio si tu, ‘Na sera ‘e Maggio e ‘O Mese de rose.

Attenzione: non è una classifica! Le canzoni sono elencate in ordine cronologico.

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Spusalizio ‘e marenaro

20 febbraio, 2012 § 10 commenti

‘O spusalizio – ovvero il matrimonio a Napoli – è qualcosa che può travalicare i confini dell’immaginabile e che spesso oltrepassa il senso della misura e del buon senso; soprattutto per quanto riguarda l’aspetto economico. Si comincia con le spese per la promessa di matrimonio, dove – per fortuna – si invitano solo i parenti più stretti; una sorta di riscaldamento. La mazzata più pesante per gli sposi – o per i loro genitori – arriva con l’acquisto dei mobili. Poi c’è il rinfresco al ristorante, l’abito bianco, il bouquet di fiori, il fotografo, il cameraman, l’estetista, i fiori per addobbare la casa della sposa, quelli per la chiesa, il noleggio dell’auto, l’autista, i musicisti in chiesa, quelli al ristorante, la regalia per il sacerdote, le bomboniere, i confetti, il viaggio di nozze, ecc… Come se non bastasse, poi, a Napoli tutto ciò che viene comprato sotto l’ombrello del matrimonio quasi raddoppia il suo prezzo; che siano fiori, foto, acconciature o altro. Perché si deve fare e senza badare più di tanto alle spese; quasi fosse un male augurio il voler risparmiare. Come si usa dire: è ‘na vota sola e s’adda fa’ (è una volta soltanto e si deve fare).

champagne-mareTutto questo senza contare lo stress che ne deriva. Si, perché quel giorno tutto deve essere perfetto! Senza esagerare, la giornata tipo a casa della sposa napoletana comincia verso le quattro/cinque del mattino, quando arriva l’estetista per il trucco e la messa in piega. Poco più tardi arriva il ragazzo del bar con gli immancabili cornetti caldi ed almeno mezzo litro di caffè. Una vera e propria sfacchinata che si conclude verso le due o tre di notte quando in camera da letto gli sposi si ritrovano a contare i soldi delle “buste”; è in realtà solo grazie a questo meccanismo che è possibile spendere così tanto: in pratica sono gli invitati stessi che pagano tutte le spese.
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Fu napoletano il primo festival a Sanremo

12 febbraio, 2012 § 3 commenti

Il Festival di Sanremo è uno spettacolo unico nel panorama artistico e culturale italiano (e non solo). Amato, snobbato, osannato, criticato, questa manifestazione negli anni è diventata una vera e propria istituzione per gli Italiani !

casino-municipale-sanremoScorrendo le varie edizioni vi si trovano canzoni rimaste nella storia, ma anche personaggi, pettegolezzi, polemiche ed eventi che, non meno delle canzoni, hanno contribuito ad alimentarne il mito. Nel 2011 vince Roberto Vecchioni con Chiamami ancora amore, a coronamento di una lunga quanto sottovalutata carriera artistica. Il 2000 è l’anno dei grandi ospiti, sul palco di Sanremo ci sono: Bono degli U2, gli Oasis, Sting e Tina Turner. Nel 1998, invece, è ospite Madonna. Quattro anni prima, nel 1994, con Il mare calmo della sera esordisce e vince, nella categoria nuove proposte, un giovane Andera Bocelli; diventerà una star di livello mondiale. L’anno prima, sempre nella categoria nuove proposte, arriva sul palco di Sanremo, vincendo con il brano La solitudine, la futura star del pop mondiale Laura Pausini. Nel 1991 una vittoria d’autore con Riccardo Cocciante che porta al successo il brano Se stiamo insieme. L’anno prima vincono i Pooh con Uomini soli. Nel 1988 Massimo Ranieri vince con Perdere l’Amore. Nel 1984, nella sezione Voci Nuove, vince con il brano Terra promessa, un ventunenne romano che diventerà molto famoso: Eros Ramazzotti. Nel 1983 sale sul palco come ospite d’onore Piter Gabriel. L’anno prima, nel 1982, entra in finale, ma si classifica al penultimo posto nella graduatoria Vita Spericolata di un giovane Vasco Rossi: c’è da dire che tante altre canzoni passate inosservato alle giurie sanremesi sono diventate dei classici della musica italiana. Nel 1977 la manifestazione si sposta al teatro Ariston, fino ad allora si era svolta nella sede del Casinò Municipale della città. Andando indietro nel tempo, troviamo Adriano Celentano in coppia con la moglie Claudia Mori che, nel 1970, trionfa con Chi non lavora non fa l’amore. Nel 1968 viene ospitato il mitico Louis Armstrong che interpreta – in italiano – il brano Mi va di cantare; la leggenda vuole che Pippo Baudo fu costretto a interrompere l’esibizione di Armstrong che voleva continuare a suonare ben oltre il tempo previsto! Il 1967 fu l’anno del tragico suicidio di Luigi Tenco che viene trovato privo di vita nella sua camera d’albergo, poche ore dopo il termine della seconda serata di quell’edizione. Tre anni prima, nel 1964, una giovanissima Gigliola Cinquetti vince, commuovendo la nazione intera, con Non ho l’età. nunzio-filogamo-sanremo-1951E poi c’è la vittoria del grande Domenico Modugno nel 1958 con Nel blu dipinto di blu, canzone divenuta a furor di popolo un secondo inno nazionale. Si arriva così alla prima edizione svoltasi nel lontano 1951 nella storica sede del casinò municipale di Sanremo e vinta da Nilla Pizzi con Grazie dei Fiori.

Un momento però ! Questo è un blog sulla canzone napoletana. Cosa centra il Festival di Sanremo ? Centra, perché, in un certo senso, questa manifestazione deve la sua nascita proprio a Napoli e ai napoletani; e del resto non poteva essere altrimenti visto che la stessa canzone italiana è nata dalla canzone napoletana.
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Furturella, con gli elogi di Puccini

4 febbraio, 2012 § 5 commenti

Luciano De Crescenzo è un personaggio davvero unico. Scrittore, Regista, Attore, ma soprattutto grande divulgatore. La sua capacità di spiegare con parole semplici anche i concetti più difficili (come quelli di filosofia) è semplicemente straordinaria. Non a caso i suoi libri sono stati tradotti in 19 lingue ed hanno venduto milioni di copie in tutto il mondo. A Napoli i suoi film sono diventati un “cult”, come quelli di Totò e Massimo Troisi.

Nel 1990 De Crescenzo ha partecipato come attore al film (diretto da Lina Wertmüller) Sabato, Domenica e Lunedì: una trasposizione televisiva dell’omonima commedia di Eduaro De Filippo. Il cast è di tutto rispetto: Sophia Loren, Luca De Filippo, Enzo Cannavale, Pupella Maggio, Nuccia Fumo. Il film è ambientato nella Pozzuoli degli anni trenta e De Crescenzo interpreta il ruolo di un geologo: il professor Luigi Janniello. decrescenzo-jannielloUn uomo colto, raffinato e galante, ma che proprio a causa dei suoi modi eccessivamente gentili e cortesi finisce per scatenare le ire di Don Peppino Priore (Luca De Filippo) gelosissimo di sua moglie Rosa (Sophia Loren). Proprio in una di queste sue manifestazioni di stima nei confronti della bella signora Priore, il professor Janniello cita le parole di una vecchia canzone napoletana, canticchiandola anche un po’.
Si tratta di una canzone non conosciutissima, ma di rara bellezza: Furturella.
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Simmo ‘e napule paisà

27 gennaio, 2012 § 7 commenti

La seconda guerra mondiale, il conflitto più devastante mai combattuto dall’uomo. Un carneficina senza precedenti: cinquantacinque milioni morti, tre milioni di dispersi, trentacinque milioni di feriti in tutto il mondo. Sei milioni di ebrei sterminati nei campi di concentramento. Sessantaquattro milioni di profughi: un oceano di persone sradicate brutalmente dalle loro terre natali. Intere popolazioni ridotte alla fame. Distruzioni materiali incalcolabili.

scugnizzo napoletano armatoTra le città italiane fu proprio Napoli quella che subì il numero maggiore di bombardamenti. L’ultimo da parte degli alleati ci fu l’8 settembre del 1943, a pochissime ore dall’annuncio dell’armistizio(il saluto finale alla città). Anche dopo l’armistizio però i napoletani dovettero subire altri bombardamenti, quelli dei tedeschi che nel frattempo avevano fatto della città la loro retroguardia. Alla fine del conflitto, Napoli si ritrovò un cumulo di macerie fumanti.

Del tutto legittimo fu quindi quel fervente desiderio dei napoletani di rimuovere dalla propria memoria le brutture di un tale evento; nella commedia Napoli Milionaria di Eduardo de Filippo è emblematico il personaggio di Gennaro Iovine che, tornato dal fronte, cerca di raccontare invano le atrocità che ha vissuto agli amici e ai parenti i quali però si rifiutano di ascoltarlo. A quel comprensibile desiderio di dimenticare si accompagnò ovviamente un grande sentimento di speranza nel futuro. Questi umori furono incarnati magistralmente da una magnifica canzone napoletana di quel periodo, ancora oggi conosciutissima: Simmo ‘e Napule paisà.
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‘Na voce, ‘na chitarra e ‘o poco ‘e luna

19 gennaio, 2012 § 6 commenti

A Napoli i film di Totò vengono passati ogni giorno sulle televisioni locali senza soluzione di continuità. Sono un vero tormentone! La Domenica non è difficile trovarne in programmazione addirittura anche quattro o cinque contemporaneamente. Uno dei più gettonati in assoluto è Totò, Peppino e ‘a malafemmena, una pellicola del 1956 diretta da Camillo Mastrocinque ispirata alla celebre canzone Malafemmena di Totò. Ed è anche uno più divertenti. Chi non lo ha mai visto almeno una volta la famosa scena della lettera ?! Oltre alla popolare coppia formata da Totò e Peppino, in questo film c’è però anche un protagonista canoro, Teddy Reno, che canta alcune canzoni napoletane. Una di queste è la straordinaria ‘Na voce ‘na chitarra e ‘o poco e luna, scritta l’anno prima nel 1955.

tedddy-reno-grayDurante una festa, la bellissima Dorian Gray, nel ruolo della prima ballerina di avanspettacolo Marisa Florian, annoiata dalle continue avance dei suoi pretendenti, decide di scappare via. Scavalcata la ringhiera del terrazzino, si ritrova a passeggiare su di un tetto. Ad un certo punto sente una voce cantare sulle note di una chitarra. Incuriosita dalla cosa, finisce per raggiunge la camera di Gianni (interpretato da Teddy Reno), un giovane studente fuori sede in medicina con l’hobby per la canzone. I due fanno conoscenza e nell’attesa che il padrone di casa si addormenti, così che lei possa uscire senza essere vista, cominciano velatamente a corteggiarsi cenando con pane e caciotta (regalo di zio Peppino). A questo punto Gianni imbraccia chitarra e le canta una romanticissima canzone napoletana: ‘Na voce ‘na chitarra e ‘o poco ‘e luna.
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‘O Vascio

21 dicembre, 2011 § 9 commenti

Da sempre simbolo di degrado ed arretratezza, stereotipo della Napoli più povera, i bassi hanno sempre suscitato nei napoletani e non i sentimenti più disparati: rabbia, disgusto, indignazione, ma anche stupore, curiosità e simpatia.

filumena-marturanoMolti scrittori, giornalisti e intellettuali hanno scritto sui bassi di Napoli. Nel suo capolavoro Il ventre di Napoli, Matilde Serao ne parla come di “Case in cui si cucina in uno stambugio, si mangia nella stanza da letto e si muore nella medesima stanza dove altri dormono e mangiano; case i cui sottoscala, pure abitati da gente umana, rassomigliano agli antichi, ora aboliti, carceri criminali della Vicaria“. Forse nessuno però come Eduardo De Filippo, nel suo capolavoro Filumena Marturano, ha saputo descrivere questi luoghi. La scena, straordinariamente toccante, è quella in cui l’ex prostituta Filumena decide di dire tutta la verità ai suoi tre figli segreti e racconta loro la sua infanzia vissuta proprio in basso.
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Monologo: Saggezza popolare

19 dicembre, 2011 § 6 commenti

Saggezza Popolare
Monologo in un solo atto

di

Lo Guarracino

Il senso dello stato: ‘O stato ? E che me da a me stu stato ?

Politica: So’ tutte mariuole, tanto vale ca votammo a chi arrobba meglio.

Potere: Chi sta vicino ‘o sole nun sente maje friddo.

Democrazia: Tanta galle a cantà nun schiara maje juorno.

Scuola: ‘A scola ? E se magnano ‘e libbre quanno esceno d”a scola !

Camorra: Fino a quanno s’accideno fra lloro …

Rieducazione: Chi nasce tunno nun po’ murì quadre.

Moralità: Arruobbe tu, arrobbo pure io!

Distribuzione della ricchezza: E’ tutta ‘mmiria!

Giustizia sociale: ‘O pesce gruosso se magna ‘o pesce piccirillo.

Giustizia personale: Fa chello che t’è fatto ca nun è peccato !

Giustizia ultraterrena: ‘O pataterno ‘nce l’ha da fa cacà all’altro munno !

Affidamenti alla divinità: Facimme ‘a vuluntà d”o signore .

Ringraziamenti alla divinità: Ringraziammo a Dio c”a faccia pe’ terra.

Recinto domestico: A fora ‘a porta ‘e casa mia se ne cadesse pure ‘o munno.

Recinto biologico: A’ nu palmo d”o culo mio, futtiteve a chi vulite.

Speranza: ‘A che munno è munno ‘e cose so’ ghiute sempe accussì.

Ottimismo: Dicette ‘o scarrafone: po’ chiovere gnostra, mai chiù niro e chello che songo nun pozzo diventà.

Pensiero: Chi penza troppo more ampresso.

Fiducia: Guagliò nun te fidà manco d”a pettola d”a cammisa ca tiene ‘ncuollo.

Solidarietà: Chi tene pietà d”a carne ‘e ll’ate ‘a soia s”a mangiano ‘e cane.

Impegno sociale: Campa cient’anne chi se fa ‘e cazze suoie.

Idealismo: E duorme c”a zizza mocca tu …

Pragmatismo: Io pe’ tramente arraffo chello che posso, po’ Dio pensa.

Legalità: E vuò vedé che l’unico fesso avessa essere io ?

FINE

Opera registrata alla SIAE

Poesia napoletana

15 dicembre, 2011 § 3 commenti

Quanno ‘o core se ‘ncapunisce

Quanno ‘o core se ‘ncapunisce
nun ce stanno né santi né maronne,
perdi ‘o tiempo e ‘a fantasia, nun ‘o faje capace.

Quanno ‘o core se ‘ncapunisce
se ne va pe’ cazze suoje,
è inutile ca ‘o chiame, nun te sta a sentì.

Quanno ‘o core se ‘ncapunisce
è comme nu ciuccio, nu mulo ca se ‘nchiomma ‘nterra,
è inutile che tiri, nun ‘o spuost ‘a lla.

Quanno ‘o core se ‘ncapunisce
‘mpietto te combina nu maciello
… proprio comme ‘o core mio, sta facendo mo pe’ te!

(Lo Guarracino)

Opera registrata alla SIAE

Napoli e il gioco del lotto: fatti, personaggi e canzoni

12 dicembre, 2011 § 9 commenti

Da sempre legata alla magia, alle superstizioni e ai numeri, Napoli ha fatto del gioco del lotto una vera e propria filosofia di vita. In nessun’altra città del mondo un gioco d’azzardo è entrato così in profondità nella cultura, nella mitologia e nei costumi del suo popolo. Un mondo parallelo fatto di credenze e misteri, di personaggi più o meno curiosi, di miseria e speranza; dove sacro e profano si mischiano tra loro, così come la realtà e la fantasia.

Già nel cinquecento il lotto aveva preso piede nella città partenopea con i napoletani che giocavano praticamente su tutto: sul sesso dei nascituri, sulla morte dei papi, su eventi bellici, calamità naturali, ecc. Solo nel 1682 però il gioco fu statalizzato dal viceregno spagnolo. Fino a quel momento i napoletani si erano rivolti a corrieri genovesi – inventori stessi del gioco nel 1539 – per la raccolta delle scommesse; con conseguente fuga di capitali all’estero.
Proprio a causa di questa grande passione, il lotto è stato sempre una lucrosa fonte di guadagno per i governi che nel tempo si sono succeduti a Napoli, ma al tempo stesso anche l’unica tassa che i napoletani hanno sempre pagato con piacere!
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